Stampa questa pagina
03 Dicembre 2018 - 11:22

La disabilità dietro le sbarre: 628 detenuti in Italia con handicap

Vota questo articolo
(0 Voti)

Il carcere deve essere misura di tutti, dalla cura alla rieducazione

 

Sono centinaia le persone con disabilità che ogni anno letteralmente spariscono a causa del sovraffollamento delle carceri italiane. Si parla di 628 disabili nel 2015, in costante aumento rispetto al 2010 (500) e al 2006 (483). Persone le cui necessità specifiche vengono schiacciate dal peso di una condizione già invivibile, come riportano gli ultimi dati del Ministero della Giustizia in relazione all'allarme lanciato dal Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, Mauro Palma: “nelle carceri del nostro Paese ci sono 59.275 detenuti a fronte di una capienza di 50.622 posti. Nel 2018, 53 carcerati hanno posto fine alla loro vita”.

Sono questi i dati diffusi dalla Commissione per la Tutela della Salute in Carcere promossa dall'Isola Solidale, dalla F.I.D.U. (Federazione Italiana Diritti Umani) e dall'associazione CO.N.O.S.C.I. (Coordinamento Nazionale Operatori per la Salute nelle Carceri Italiane) in occasione della Giornata internazionale delle persone con disabilità che si celebra il 3 dicembre.

“In questo contesto - spiega Daniele Sadun, presidente della Commissione per la Tutela della Salute in Carcere -, le misure necessarie al benessere e all'accompagnamento alla reintegrazione della persona con disabilità soggetto passano in terzo piano. Nelle strutture penitenziarie è necessario garantire degli ambienti adeguati alle limitazioni funzionanti, prevedere percorsi e varchi per gli spostamenti, disporre camere detentive idonee alla loro permanenza. A ciò, si aggiunge la necessità di prevedere un programma rieducativo individualizzato che tenga conto dei differenti gradi di disabilità. La formazione riguarda anche gli altri carcerati: servono corsi di care-givers, altresì detti ‘detenuto piantone’. Lo scopo di questi corsi è formare detenuti lavoranti con competenze di intervento che seguano il modello di care-givers familiare (igiene della persona, aiuto nel movimento, nelle relazioni, alimentazione, allerta e intervento in caso di emergenza).

Il problema delle condizioni di vita nei penitenziari italiani - aggiunge Sadun - è grave per moltissimi detenuti, ma lo è a maggior ragione per i portatori di disabilità, costretti a convivere anche con le difficoltà date dalla sua particolare situazione di limitazione fisica o mentale. Non si può permettere allo stigma che dipinge la persona con disabilità 'buona e remissiva' di farci dimenticare che, come ogni altro essere umano, il detenuto con disabilità ha diritto al proprio percorso di rieducativo che lo riporti alla società civile. Il carcere deve essere a misura di tutti a maggiore ragione per loro”.

Ultimi da AngeliPress