29 Ottobre 2020 - 06:24

    La vita di Irene, in salita sin dalla nascita

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    In un libro-verità la famiglia racconta senza pietismo la sua storia accanto ad una figlia gravemente disabile

     

     

    Irene_sta_carina_Harpo.jpgAnna Claudia è una mamma-coraggio. Ha una figlia con una grave disabilità. Irene non parla, sorride. Dipende totalmente dagli altri e per tanti anni la sua sopravvivenza è stata garantita dalle macchine. Una vita in salita sin dalla nascita. La prima operazione l'ha subita a poche ore di vita. Poi un arresto cardiaco a dieci mesi. L'ospedale è stata la sua casa per due anni. Soprattutto la terapia intensiva. Una zona di confine tra la vita e la morte. Un limbo di dolore e speranza che ha avvolto Irene e i suoi genitori.
    Anna Claudia ha scelto come medicina per lenire le sue paure e i suoi tormenti la scrittura. Ha iniziato a scrivere un diario da far leggere alla sua Irene al termine del calvario. Un balsamo per l'anima di Anna Claudia e una speranza di un futuro migliore. Normale. Una corsa insieme, una confessione, una riflessione, perché no un rimprovero. Tutto ciò non è successo. Irene è imprigionata dentro la sua grave disabilità. Comunica con gli occhi e, grazie ai suoi genitori, ha vissuto la vita degli altri. È andata a scuola, confortata dall'amore dei coetanei e dalla sensibilità delle maestre di sostegno.
    "Irene sta carina. Una vita a metà" (ed Harpo) di Anna Claudia Cartoni è una storia vera e cruda. Ma non c'è pietismo.
    È anche una denuncia verso l'ottusità di una certa burocrazia, delle ASL, ma anche un inno alla bontà e alla professionalità di tanti medici e infermiere, le cosiddette zie che, senza guardare orari, curavano e coccolavano la piccola, sostituendosi alle attenzioni della mamma.

    La sala d'attesa della terapia intensiva a volte diventava un inconsapevole palco teatrale. I genitori degli sfortunati bambini alleggerivano l'attesa con parole crociate, con aneddoti diventati episodi su cui ridere. E nei giorni pre natalizi si ritrovavano con dolci e chitarre. Una situazione surreale, un modo per anestetizzare il dolore. Una bolla temporale in cui dare ristoro alle loro anime. Il titolo del libro prende spunto da queste attese prima di entrare in terapia intensiva: le infermiere sfoderavano un benvenuto con lo slogan "Oggi Irene sta carina". Un lasciapassare per un pomeriggio tranquillo.

    Anna Claudia con una disarmante sincerità si è interrogata: "Se avessi saputo della drammaticità della situazione, avrei continuato la gravidanza?". Il solo interrogativo è indice di grande onestà intellettuale. È diventata mamma coraggio non per scelta. Ma ha trovato, insieme al marito, altra colonna della famiglia, un pozzo inesauribile di energie.

    Non ha mai peccato di invidia vedendo la normalità della vita delle altre mamme. Ma a volte di fronte un vagito si è ritrovata a piangere a dirotto. Come se la diga delle emozioni si rompesse d'improvviso, senza un motivo apparente. Una scintilla capace di far divampare l'incendio dei diritti negati. Come quello di tornare a casa, aprire la porta ed essere accolta e travolta dalla corsa di Irene.

    Questo libro apre la porta a tante riflessioni, non è solo la storia di una famiglia, ma lo spaccato della nostra società con pregi e difetti. È un libro pieno di grandedolore che non diventa commiserazione, un libro che trasmette l’energia di agire. È delicato anche quando affronta temi forti sul confine tar la vita e la morte. È un libro che regala emozioni.

     

     

     

     

     


     Articolo pubblicato il 27 ottobre su NoiDonne da Franz Laiacona

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