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11 Aprile 2021 - 05:41

La vita e il dono, un editoriale di Gaia Simonetti

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Non è mi difficile immergermi nei pensieri. Penso spesso alla parola dono, a quanto sia corta e a quanta infinità racchiuda. Ho raccolto e “custodito” le parole di un’amica, Giovanna, che vive a Cerreto Guidi, in provincia di Firenze. Una mamma esile che ha le sembianze di un gigante. Le sue gambe sono forti per le salite della vita che ha percorso a testa alta e che ha superato. Ho incontrato Giovanna- non so si possa usare il “per caso” - condividendo un’esperienza di dolore, che mi tenevo chiusa come una valigia, senza chiave, sul cuore. Con lei ed altre mamme abbiamo scritto lettere ai nostri figli e figlie volati via, contenute nel libro “Lettere senza confini”. Nell’inchiostro si fissa la forza di riprendere a vivere con il coraggio, che, come la stessa vita, ha i contorni di un dono. “A 21 anni ero già mamma di un bellissimo bambino dagli occhi azzurri come il mare e due anni dopo di una bellissima bambina… i miei Mauro e Simona. Li ho cresciuti con amore, superando tanti ostacoli. Regalando loro un sorriso, anche quando gli occhi stavano per gonfiarsi di lacrime. Mauro, nel giorno del suo ventottesimo compleanno, ha avuto un incidente stradale. Ricordo il campanello che suonava nella notte e quella corsa interminabile all’ospedale. Immagini sfocate. Ho potuto vedere mio figlio. La mia mano vicino al suo petto, quasi a volergli dare una carezza, mi ‘disse’ che se ne era andato. Poi quella domanda, che svetta come una montagna alta da scalare: Signora, ha pensato alla donazione degli organi? Le parole sembravano incrociarsi tra loro. Non sapevo cosa fare. Ero sola davanti ad una domanda più grande di me. Ho deciso di dire sì alla donazione degli organi, pensando anche alla voglia di vivere di mio figlio. Era altruista e pronto ad aiutare chi aveva necessità. Aveva negli occhi tanti sogni a cui mettere le ali. È stato l’ultimo gesto d’amore di Mauro, il più grande, il più forte. Nel silenzio del giardino, mi fermo a pensare alle vite che possono essere state salvate. Se penso a quelle persone che oggi possono riprendersi la vita per mano, grazie anche a Mauro, le lacrime che stanno per scendere, si fermano improvvisamente. Mauro è vita. La amava, la rispettava, le voleva un grande bene”.

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