27 Febbraio 2021 - 05:00

    Le lotte contadine e l'energia vitale delle donne dell'India rurale contro le multinazionali

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    In India circa 700 milioni sono le contadine e i contadini che lavorano la terra e che danno sostanza all’economia agricola, in rappresentanza di 150 milioni di aziende piccole medie grandi e grandissime. Questa immensa realtà economica basa attualmente i propri “commerci” sulla certezza di un prezzo minimo, fissato e garantito da una legge del governo con cui si affronta il mercato, in particolare avendo come interlocuzione il MANDI (mercati generali statali).

    Per capire meglio, per esempio, in Italia il latte viene da contratto venduto dagli allevatori a caseifici e centrali ad un prezzo minimo (incredibilmente basso) di circa 40 centesimi, per arrivare a noi in bottiglia o formaggio e altro a ben altri prezzi. Tornando in India alla fine dell’anno passato il Governo nazionalista e populista di Narendra Modi ha elaborato una nuova proposta legislativa che ha come finalità di cancellare il prezzo minimo e di lasciare la contrattazione del prodotto al libero mercato. Proposta che risponde agli interessi di chi ha più terra, più prodotto, più raccolto e che cancella e uccide certamente la realtà maggioritaria dei piccoli produttori, ma rende le grandi proprietà privilegiati interlocutori delle multinazionali, che non aspettano altro, come avvenuto in molte parti del mondo, alla ricerca di contrattazioni vantaggiose al minimo prezzo accettabile per la quantità del prodotto offerto.

    I piccoli produttori che in India sono la stragrande maggioranza delle contadine e dei contadini, ovvero più dell’80%, con una velocità, che ha persino stupito economisti, accademici e lo stesso mercato inconsapevoli e, questo non stupisce, di quanto i contadini conoscano le regole dell’economia, si sono dichiarati contro la nuova legislazione considerata devastante e proposta dopo anni già segnati da non poche difficoltà, per la loro sopravvivenza nell’economia agricola.
    Al termine allora di una lotta diffusasi sin dall’autunno del 2020, all’uscita delle nuove proposte, i piccoli produttori sono scesi in piazza, opponendosi al potere dei grandi proprietari terrieri favorevoli alla riforma, chiedendo il ritiro delle nuove norme legislative.

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