20 Dicembre 2006 - 06:27

    Libia: condannate a morte cinque infermiere e un medico

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    Ma la comunità internazionale difende gli imputati: si tratta solo di un pretesto per coprire falle del sistema sanitario libico

    Sentenza shock quella emessa ieri dal Tribunale libico che condanna a morte cinque infermiere bulgare e un medico accusati, nonostante i pareri contrastanti della comunità medica e scientifica internazionale, di aver volontariamente contagiato col virus dell'Hiv (quello responsabile dell'aids) oltre 400 bambini libici ricoverati in ospedale.

    I sei imputati, in carcere dal 1999, hanno poi subito le invettive dei genitori dei piccoli, i quali chiedevano la loro esecuzione, inferociti ancora di più dal fatto che di quei quattrocento bambini oltre cinquanta sono già morti.

    Contro la sentenza si è comunque espressa la comunità scientifica internazionale, la quale ha più volte sottolineato l'innocenza dei sei imputati, affermando che l'intero processo altro non è che un tentativo di coprire le gravi negligenze dell'ospedale, imputabili non alle infermiere e al medico, ma al sistema sanitario libico, come è stato dimostrato proprio da un recente studio scientifico anglo-italiano.

    Ultima modifica il 20 Dicembre 2006 - 06:27

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