01 Marzo 2021 - 05:00

    L’ODIO AL TEMPO DEL COVID, un articolo di Maurizio Gianotti

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    Presadiretta, RAI3, lunedì 1° marzo 2021: “Le strade dell’odio”.  

    Questa rubrica sulla TV è dedicata al Sociale. Per questo non troverete recensioni sui programmi ma analisi mirate su trasmissioni che trattano tematiche sociali.

    Parliamo di Sociale e cosa è più sociale dei social? Lo dice la parola stessa… e invece no. Quello che dovrebbe essere sociale in senso positivo spesso si trasforma nel suo opposto mostrando il lato asociale o antisociale.

    Chi va sui social a volte lo fa per socializzare, perché sui social si socializza più facilmente grazie alla rassicurante difesa della distanza, della possibilità di tirarsi indietro in qualsiasi momento, dell’anonimato, della possibilità di creare falsi profili e di nascondersi dietro identità fittizie restando chiusi nel bozzolo costituito dalla propria stanza, dove nessuno può vederci, sapere come siamo fatti, smascherare la pochezza della nostra realtà. Ed è così che dalla rete spuntano gli haters, gli “odiatori”.

    L’identità virtuale fornita all’hater dal profilo social funziona come uno dei giganteschi Uforobot degli anime giapponesi (chi era piccolo negli anni ’80 ricorderà Mazinga e Goldrake).

    Una volta davanti al computer, chiunque, indipendentemente dal proprio aspetto fisico e dalla propria biografia, può trasformarsi nel pilota di un gigantesco super – robot e sferrare colpi micidiali a destra e a manca.

    Solo che negli episodi dei cartoni giapponesi il robot si dedicava saltuariamente alla distruzione di città e villaggi, ma la sua occupazione principale erano i combattimenti con altri uforobot altrettanto giganteschi.      

    L’odiatore invece usa il corpo metallico virtuale che lo circonda per sferrare micidiali mazzate alle persone più indifese, prive di esoscheletro.  

    Lunedì primo marzo è andata in onda su RAI3 una nuova puntata  di Presadiretta, dedicata proprio al tema dell’odio in rete.

    Guardandola ho provato sgomento, incredulità, frustrazione, ribellione ma alla fine su tutto ha prevalso una grande tristezza.

    Mi ero occupato in passato, per programmi come “Vita in diretta” e “Unomattina”, di cyberbullismo. Le storie di crudeltà verso i gay, le persone sovrappeso, i diversamente abili, chiunque venga percepito come diverso avvengono senza soluzione di continuità ormai da anni. Storie come quella del “ragazzo con i pantaloni rosa”, finita con il suicidio come tante altre simili, seguono un copione ormai noto e diffuso.   

    Nella puntata di Presadiretta si è parlato di un fenomeno recente: l’odio al tempo del Covid. La pandemia, la frustrazione dovuta al lockdown e alle varie forme di chiusura mirata e alla conseguente perdita della libertà, fanno sì che le energie negative si incanalino non più verso tutti i “diversi” (che restano comunque sempre categorie a rischio che gli odiatori non perdono mai di vista) ma in particolare verso gli operatori sanitari che combattono in prima linea contro la pandemia.

    Un esempio? Claudia Alivernini, l’infermiera dell’Ospedale Spallanzani che ha ricevuto per prima il vaccino contro il Covid il 27 dicembre scorso. L’infermiera ha approfittato della visibilità dell’evento per invitare gli italiani a vaccinarsi.

    Questo legittimo e giusto invito l’ha trasformata in bersaglio degli hater.

    I siti che hanno diffuso il suo messaggio hanno ricevuto migliaia e migliaia di insulti e commenti denigratori.

    L’inchiesta di PresaDiretta ha rivelato che questi messaggi sono in realtà il risultato di un sistema organizzato che passa attraverso gruppi facebook.

    Non ci troviamo più di fronte a dei singoli con disturbi della personalità aggravati da una enorme dose di ignoranza, ma davanti a una vera e propria centrale da cui partono i cosiddetti “shitstorm” (letteralmente tempeste di m…), campagne di odio ben orchestrate.

    Ce n’è abbastanza per allarmarsi. Ma è solo la punta dell’iceberg.  

    Perché l’inchiesta di Presadiretta, fatta nell’unico modo in cui si possono fare inchieste come queste – infiltrandosi – ha messo in luce una realtà sorprendente e inaspettata.

    I giornalisti del team di Iacona si sono infiltrati nell’oscuro mondo dei negazionisti del Covid, parallelo all’universo No Vax e hanno scoperto dei legami inquietanti.

    Le centrali da cui sono partiti gli attacchi degli haters che negano l’esistenza della pandemia e che oltre a essere no vax sono no mask, sono le stesse da cui sono partiti tanti attacchi di stampo antisemita. Ma che legame ci può essere tra Covid e antisemitismo? Evidentemente tutti i negazionismi hanno una matrice comune.

    Chi nega l’evidenza e la verità  storica, cioè gli spaventosi eventi che hanno portato allo sterminio di sei milioni di ebrei, nega anche quello che oggi è sotto gli occhi di tutti: l’esistenza di una pandemia difficilissima da controllare e da combattere che in un solo ano ha già fatto milioni di morti in tutto il mondo.

    A loro volta i negazionisti della Shoah non si limitano a negare l’innegabile: tempestano di messaggi ingiuriosi e violenti persone colpevoli solo di essere ebree.   

    Nella puntata di Presadiretta ne ha parlato una testimone d’eccezione: Liliana Segre, Senatore a vita, una delle ultime testimoni dell’Olocausto. Gli haters l’hanno insultata nei modi più abbietti augurandole la morte.  La Segre ne ha parlato con Riccardo Iacona: «Quando uno arriva a 90 anni e come me adora la vita una cosa che mi dispiace moltissimo è se perdo mezz’ora se una cosa non avviene al momento giusto. Mezz’ora della mia vita a 90 anni: è importantissima! Non avete idea di quante cose si possano fare in quella mezz’ora. E questi sconosciuti odiatori hanno questi minuti da perdere per augurare a me la morte? Io c’ho già 90 anni, mica posso vivere poi così tanto».

    Un altro destinatario dello shitstorm è Emanuele Fiano, deputato, il cui padre Nedo era sopravvissuto all’inferno di Auschwitz.

    A mano a mano che l’inchiesta va avanti, appare evidente che la complessa vicenda del negazionismo, dell’odio in rete, degli attacchi virtuali al personale sanitario che combatte in prima linea il Covid e dell’antisemitismo in rete ha un fil rouge: il coinvolgimento di movimenti neonazisti. Accanto agli anacronistici seguaci di Hitler, ci sono anche i suprematisti bianchi e i seguaci del movimento estremista Qanon.

    La faccenda si fa sempre più complicata e insieme inquietante. Raccontarla in un articolo è impossibile. Non sarebbe neanche corretto farlo. Per questo vi invito a guardare la puntata di Presadiretta su Raiplay. Sarà come ricevere un pugno nello stomaco. Un pugno necessario.

    “Le strade dell’odio” è un’inchiesta di Teresa Paoli, Silvia Bacci, Paola Vecchia, Luigi Mastropaolo, Pablo Castellani, Andrea Vignali.

    Letto 875 volte Ultima modifica il 09 Marzo 2021 - 11:12

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