11 Febbraio 2021 - 05:00

    Maria Rita Parsi: Violenza e Covid-19

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    Vorrei lanciare un serio allarme. Non possiamo restare indifferenti di fronte alla “strage di bambini” e ai femminicidi che, oggi, accompagnano, parallelamente, la “strage degli anziani” messa in atto dal nemico, si spera arrestabile, del virus Covid-19. Dobbiamo agire contro questa terrificante ignominia cercando un vaccino, civile e preventivo che, finalmente e decisamente, la arrestino. È di pochi giorni fa la notizia di un bambino di due anni massacrato a botte dal compagno ghanese della madre che, finalmente, lo ha denunciato e che ora è ricoverata, in stato di shock. Da tempo quella donna subiva minacce e percosse ma, come molte altre, non lo aveva denunciato.

    Perché? Certamente perché aveva paura; certamente perché non si fidava di poter essere difesa e tutelata; certamente perché non è, in alcun modo, “a misura” la diffusione delle informazioni in merito alle garanzie sociali, legali, sanitarie alle quali possono ricorrere le donne e i minori che si trovano in drammatiche difficoltà, a motivo di vessazioni fisiche e psicologiche, minacce, abusi, percosse, ricatti. E, ancora, perché è “soprattutto” affidato a realtà di volontariato un impegno che dovrebbe essere totalmente istituzionale, totalmente garantito ovunque e, con immediatezza di fronte alle denunce, reso attivo. Inoltre, va sottolineato come, assai spesso, i campanelli d’allarme e le richieste di aiuto non vengano accolte o cadano nel vuoto di rimandi che, nel tempo, sono fatali per le vittime. Così l’anziana Rosina Alessandro, che temeva per se stessa ed è stata uccisa. Così i genitori di Brenno che, magari, facevano confidenze ai vicini sul disagio che provavano di fronte al figlio, ora depresso ora alterato, senza però ricorrere ad un serio, terapeutico sostegno professionale oltre che alla vigilanza di autorità che avrebbero potuto intervenire prima di dover ricercare i loro corpi nell’acqua di un fiume. Certamente le responsabilità, presunte o vere, del loro figlio Benno, in merito a questo che si profila essere un parenticidio, dovranno essere dimostrate. Ma, al contempo, una morte tragica come quella che, per ora, ha fatto ritrovare soltanto il corpo della madre di Benno nell’Adige, in attesa che, dragando ancora, si riesca a far rinvenire anche quello del padre, ci segnalano il profondo scollamento e le carenze della rete sanitaria, sociale, culturale, legislativa che, perfino, in ambiti sociali così ristretti, circonda le famiglie.

    E, ancora, ricordando il caso del povero Willy che i fratelli Bianchi hanno pestato a morte perché aveva tentato di difendere un amico dalle loro percosse, va rilevata l’indifferenza e la violenza con cui quel crimine è stato consumato. Notare, poi, che i famigliari hanno, perfino, detto si trattava di un immigrato. Quasi questo trasformasse l’omicidio in un crimine minore! Un crimine, peraltro, virtualmente preceduto dalle immagini dei due fratelli palestrati e nutriti a forza di tatuaggi ed anabolizzanti. Un crimine, infine, come quelli che si consumano, con sempre maggiore frequenza, alimentati, proprio ed anche, dal lockdown . Ovvero quel Covid-19 che, smascherando i disagi profondi, con la prigionia familiare e sociale che impone agli individui e alle comunità, ne ha rivelato le autentiche piaghe quotidianamente inferte ai più fragili e ai più esposti: le donne, i bambini, i giovani, gli anziani.

     

    Prof.ssa Maria Rita Parsi

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