28 Settembre 2020 - 09:35

    Non si invecchia nel cuore di chi ci ama

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    Alberto Sordi per la rivista Angeli, dicembre 1996.

     
    Gli attori non invecchiano: c'è una frase che dice "non si invecchia nel cuore di chi ci ama". Io amo Alberto Sordi, e come me moltissimi italiani; ma Alberto chi è che ama? Sordi ha interpretato spesso, in quel genere cinematografico che prende il nome di "commedia all'italiana", i più odiosi vizi, i più fastidiosi difetti dell'italiano medio, dell'uomo comune: presunzione, vigliaccheria e, soprattutto, egoismo. Insomma nessuna disponibilità verso gli altri. Ma, nella vita vera, l'uomo Sordi da anni a questa parte, dedica alle persone anziane tutto il tempo in cui non recita: ama proprio le persone più indifese, le più deboli, coloro che, in questa società che vuole tutti giovani, belli e di successo, e invece sono state spinte ai margini dal tempo.
    Ma chiamiamo finalmente gli anziani con il loro nome, quello di "vecchi". "Ma i vecchi, chi li vole?". Qualcuno dei lettori più smaliziati potrebbe obiettare che anche l'attore non è più un ragazzino e che, quindi, sente vicino alla sua, la condizione di queste persone. Ma Alberto Sordi, il più grande attore italiano, senza tema di smentite, come si dice in gergo, attualmente in piena carriera. Continua a produrre, ideare e recitare film suoi di grandissimo successo. La scelta di Sordi dettata quindi, dalla voglia di dare per dare.
    Noi di "Angeli", siamo con lui in questa battaglia bella, e perciò, vogliamo raccontare due storie vere, due film a lieto fine che hanno visto Sordi più regista che attore. Cominciamo dall'ospizio "Don Orione" di Genova che raccoglie 1.200 di questi vecchietti. Alberto, dopo alcune visite, ha portato loro un video proiettore con tutti i suoi film perchè quando non si vede più bene la televisione non è sufficiente, i giornali stancano moltissimo la vista e le immagini grandi possono essere una compagnia importante, possono far sentire meno soli, meno tristi.
    Sordi non fa quindi elemosine, ma vuole dare strumenti. Un suo strumento didattico (perchè lui nel valore pedagogico del cinema, ci crede ancora, e noi pure!), è stato il film Nestore, l'ultima corsa, che, praticamente in tutte le scuole d'Italia, è stato portato in giro e commentato da lui stesso, autore/interprete. Nestore, per i pochissimi che non lo avessero visto, la storia (vera) di un anziano vetturino, Gaetano il suo nome, che si dispera perchè il suo cavallo, ormai vecchio anch'esso, viene condannato al macello. E Sordi, nella realtà, ha proprio salvato Nestore e il suo vetturino da una fine tristissima per lasciare ai ragazzi che si entusiasmano davanti al film un insegnamento tanto semplice quanto essenziale: ricordarsi che l'età di un uomo è un patrimonio, soprattutto per coloro che gli sono vicino.
    "Ho passato un'intera giornata con loro - racconta l'attore a proposito della visita al Don Orione - vecchi ma vivi, autonomi, ancora capaci di pensare e di ironizzare. Ci siamo fatti una risata insieme e, forse anche un pianterello, perchè il loro rammarico è quello di essere costretti a vivere lì, in un ospizio, anzichè in seno a quella famiglia che proprio loro hanno generato e hanno fatto crescere. E soprattutto, soffrono perchè sono lontani dai nipotini. Ed proprio questo che presento in Nestore l'ultima corsa; alle innumerevoli scolaresche che, dall'alto del proscenio, vedevo visibilmente commosse alla sorte del vetturino Gaetano e del suo vecchio cavallo, dicevo, e dico ai ragazzi, 'se avete un nonno, non lo mandate all'ospizio, tenetevelo a casa, provate ad accompagnarvi con lui, chiedetegli tutto quello che volete, ve lo dirà. Perchè se anche non è un uomo di grande cultura, è ricco di esperienza di vita vissuta. Sono nozioni, queste, che non potete trovare in un libro di testo, o frequentando coetanei, e nemmeno andando in discoteca. E quando un giorno, dovrete obbligatoriamente avere l'impatto con una società non troppo benevola, sarete arricchiti da ciò che quell'uomo vi ha insegnato. E tornando al Don Orione, accarezzando un vecchio che stava piangendo e che mi diceva che "questo è il destino riservato alla vecchiaia...", "che vuoi fare", gli ho risposto, la vecchiaia è un traguardo che attraversano tutti. Gli ho chiesto poi "ma tu quanti anni hai ?", e mi sono accorto allora, facendo un balzo impaurito, che aveva dieci anni meno di me!"
     
     
    Vi lasciamo con un video de Un popolo di poeti, dove il nostro direttore Paola Severini intervista Alberto Sordi sull'accoglienza della città di Roma https://www.youtube.com/watch?v=zXlScIZf_TI

    Ultima modifica il 28 Settembre 2020 - 11:03

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