08 Aprile 2020 - 03:03

    Pesach 5780 la lunga strada verso la libertà

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    Pesach 5780 la lunga strada verso la libertà.

     

    Nella notte tra il 14 e il 15 del mese di Nissan (quest'anno coincidente con l'8 aprile, dopo il tramonto), inizia Pesach, una delle feste più importanti e ricche di significati dell'ebraismo.

    Pesach ricorda la liberazione del popolo ebraico dalla schiavitù egiziana e un vero e proprio rito di passaggio, quello del Mar Rosso, che sarà necessario per conquistare l'indipendenza e ricevere le Tavole della Legge, il nucleo centrale dell'etica.

    Festeggiare Pesach richiede diversi giorni di preparazione. Per prima cosa, giorni prima le famiglie ebraiche iniziano una rigorosa pulizia della casa, eliminando qualsiasi traccia di cibo lievitato. Questo perché gli ebrei in fuga dall'Egitto non ebbero il tempo di far lievitare il pane. Nella settimana di Pesach si introduce infatti nell'alimentazione il pane azzimo, la matzah.

    Una volta sistemata la propria abitazione, il rito successivo è quello della ricerca del chametz: si mettono piccoli pezzi di cibo lievitato in ogni stanza e poi tutta la famiglia come in una sorta di caccia al tesoro deve trovarli, riunirli e distruggerli. Si recita dunque una preghiera nella quale si chiede di uscire d'obbligo, anche se fossero rimasti dei cibi lievitati in casa che non sono stati trovati ed eliminati. 

    A questo punto si arriva alla preparazione della cena rituale, il seder, che tra gli ebrei della diaspora viene ripetuta anche la seconda sera della festa.

    Il pasto festivo è scandito dalla lettura della Haggadah, il libro che racconta la condizione di schiavitù del popolo ebraico e l'uscita dall’Egitto. Ed è precetto che ogni ebreo ed ogni ebrea si sentano come se si trovassero loro stessi ad uscire dall’Egitto, e a sperimentare loro stessi il passaggio da una forma di schiavitù alla libertà.

    La storia si arricchisce con le lezioni dei grandi maestri del passato e soprattutto di alcune significative domande identitarie, a cominciare dalla prima: Cosa ha di diverso questa sera dalle altre sere?

    Il libro in sé rappresenta metaforicamente il difficile passaggio che conduce verso la liberazione. Un tragitto che va narrato da una generazione a quella successiva, anno dopo anno, e che si trasforma in un dialogo sulla storia ed i valori ebraici tra genitori e figli. Non a caso una lettura particolarmente importante è quella delle domande poste da quattro figli: "il saggio", "il cattivo", "il semplice" e "colui che non sa fare domande". Pur così fortemente diversi e caratterizzati, essi sono tutti egualmente fondamentali per la riflessione sul significato di Pesach. Altro momento centrale è quello della lettura delle dieci piaghe abbattutesi sull'Egitto e sul faraone il quale, indurito nel cuore, non vuole concedere a Mosè la libertà per il suo popolo.

    Solo dopo questo momento drammatico, si ricordano le tre parole chiave della festa: Pesach (oltrepassare), Matzah (pane azzimo) e Maror (erba amara), come amara fu la vita degli ebrei durante la schiavitù. Tutti i commensali devono pronunciare le tre parole prima di poter iniziare il pasto.

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