02 Aprile 2003 - 18:43

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    L avvenire del nostro modello sociale e l efficacia delle politiche pubbliche sono ormai al centro del\r\ndibattito. Come garantire un assistenza adeguata per il crescente numero di anziani non autosufficienti?\r\nCome conciliare vita familiare e vita professionale? Quali politiche per le giovani generazioni? Quali aiuti\r\nconcreti possono ottenere le famiglie? Come promuovere la prossimit e combattere l esclusione da\r\nisolamento? Questi sono alcuni degli interrogativi pi diffusi di quella che viene comunemente definita\r\n domanda sociale .
    \r\nLe politiche sociali devono oggi fronteggiare domande sempre pi numerose e differenziate da parte dei\r\ncittadini. Esse non si limitano pi alle povert tradizionali (per esempio l assenza di reddito e la\r\nmarginalit estrema connessa a patologie fisiche e mentali) con interventi a posteriori , ma tentano di\r\nprevenire e rimuovere sia le vecchie che le nuove forme di discriminazione ed esclusione sociale. Ci in\r\nmodo da fornire risposte innovative ai bisogni di individui e famiglie alla ricerca di protezione da\r\nhandicaps di varia natura (economici, di genere, pari opportunit , collocazione geografica, posizione\r\nlavorativa, ecc.), promuovendo reti di relazioni tra individui e comunit .
    \r\nD altro canto, una politica sociale realmente moderna non pu pi essere quella di un offerta\r\nindifferenziata di prestazioni e servizi (eguali per tutti, su tutto il territorio nazionale). Universalismo e\r\nselettivit non sono pi termini contrapposti. Occorrono misure flessibili, ritagliate sulle esigenze delle\r\ncomunit territoriali e gestite con efficienza a livello locale.
    \r\nAssistiamo ad un radicale mutamento nei rapporti tra durata della vita e tempo di lavoro, tra modalit e\r\nritmi della produzione di reddito, tra capacit lavorativa e dimensione familiare, che si riflettono sulla\r\ncondizione socio-economica di singoli individui e nuclei familiari, sugli stili di vita e sui modelli di\r\ncomportamento come sulla struttura stessa delle relazioni interpersonali.

    \r\nOccorre dunque governare imponenti processi di trasformazione che implicano una riforma dell intero\r\nsistema di welfare. La lotta contro l esclusione sociale, in favore di una piena soggettivit di individui e\r\nfamiglie non costituisce allora solo un impegno etico ma un pre-requisito essenziale per lo sviluppo del\r\nnostro Paese nel contesto della crescente competitivit internazionale. Un paese pu fronteggiare i ritmi\r\nincalzanti della sfida mondiale soltanto se dispone di un tessuto sociale coeso e reattivo.
    \r\nDi qui la convinzione che investire nel sociale necessario, oltre che giusto. Si segnala per come\r\nincombente il problema del baratro demografico. Fino a ieri sottovalutato, l andamento del tasso di\r\ncrescita della popolazione pone oggi una seria ipoteca sul futuro stesso del Paese. Una questione resa\r\nancora pi complessa dal fatto che qualsiasi intervento anche se avviato immediatamente produrr i\r\nprimi risultati soltanto nel medio-lungo periodo. Eppure si tratta di una conditio sine qua non sia per\r\nle capacit di tenuta che per lo sviluppo della societ .\r\nNon diversamente da quanto avviene per l occupazione ed il mercato del lavoro, ecco dunque che le\r\npolitiche sociali sono chiamate a svolgere un ruolo cruciale per tenere unita la societ intorno ai suoi\r\nvalori fondanti, collegati alla vita democratica ed al diritto di tutti al benessere. Non si tratta per \r\nsoltanto di accrescere le risorse destinate agli interventi in campo sociale, nell ottica quantitativa per cui a\r\nfinanziamenti maggiori corrispondono sempre misure pi virtuose. Infatti, sia in considerazione della\r\ndelicata situazione economica sia delle recenti modifiche ordinamentali introdotte con la riforma del\r\ntitolo V della Costituzione, alle politiche sociali viene assegnato un ruolo inedito, che implica mutamenti\r\nnell impostazione generale e nelle capacit di implementazione delle misure.

    \r\nIl modello tradizionale di Welfare State ha prodotto sviluppo economico e coesione sociale all interno\r\ndi mercati aperti caratterizzati per da forte controllo nazionale. Un modello in crisi irreversibile\r\nsoprattutto a causa della spesa sociale fuori controllo e della sempre pi spinta mondializzazione dei\r\nmercati. In Europa queste spinte centrifughe sono state accentuate dal fatto che se da un lato cresciuta\r\nla cosiddetta integrazione negativa dei mercati (abbattimento delle barriere doganali e libert di\r\nconcorrenza), dall altro non cresciuta in eguale misura l integrazione positiva (regolazione comunitaria\r\ndell economia e della politica sociale). Una situazione che richiede dunque una profonda innovazione del\r\nwelfare. Da una concezione statica dell uguaglianza sociale bisogna passare ad una concezione di tipo dinamico basata su\r\nuna scommessa sul futuro pi che sulla pura e semplice difesa del presente. Ma non basta.
    \r\nNel vecchio modello, le politiche di protezione sociale, come le relazioni industriali, si definivano al\r\ncentro. A livello nazionale. Oggi invece si impongono rapporti cooperativi tra centro e periferia che\r\npuntano a favorire procedure decentrate e programmi-obiettivo.

    \r\nSono sempre pi numerose le comunit locali che per fronteggiare l incalzante competizione\r\ninternazionale puntano alla specializzazione di alcuni settori in modo da consentire ad aziende e cittadini\r\ndi partecipare con successo alla sfida economica. Esse non solo favoriscono il miglioramento del capitale\r\numano ma si dotano anche di misure diffuse, incentivi selettivi e reti di sicurezza contro i rischi tipici di\r\nogni concorrenza. Con la conseguenza che la coesione sociale ed il consenso perseguiti all interno di una\r\ndeterminata area possono prodursi a danno oppure in contrapposizione rispetto a quanto si origina in\r\naltre aree contigue. Livelli di coesione sociale e di standard accettabili possono scontare significative\r\ndifferenze tra comunit territoriali.\r\nLa concorrenza tra i modelli economico-sociali una forza pervasiva. Capace di modificare la solidariet \r\nsociale anche all interno di economie in grado di rispondere positivamente all intensificata pressione del\r\nmercato. Il vero cambiamento sta tutto qui: la concorrenza rende obsoleta qualunque politica sociale e salariale di\r\ntipo egalitaristico basata su vecchi modelli. Proprio a causa dei vincoli originati dalla concorrenza, oggi non \r\npossibile pensare di perseguire la giustizia sociale limitandosi a trasferire ricchezze dai settori o dalle aree\r\na pi alta produttivit verso quelli meno produttivi. Per il semplice motivo che i primi, per poter\r\ncontinuare ad esistere, hanno bisogno di reinvestire il proprio surplus economico o quantomeno di\r\nconservarlo per il futuro.
    \r\nSe la politica di solidariet sociale resta ancorata a livello nazionale, la sua sostanza sta per \r\nprofondamente cambiando sotto l incalzare di nuovi scenari. Le differenti collettivit cercano di\r\ndifendere i rispettivi modelli di solidariet attraverso performances di sistema. Accanto al mercato e non\r\ncontro. Questo processo, che sta determinando una vera e propria ridefinizione del modello sociale\r\neuropeo in piena evoluzione. Al momento ci che emerge una forte differenziazione locale, su scala\r\nnazionale e tra i diversi Paesi. La ricerca della coesione sociale avviene sempre pi attraverso\r\nl eguaglianza delle opportunit e percorsi di autonomia, piuttosto che su status predeterminati. Anche la\r\nsolidariet deve fare i conti con il principio di efficienza . Le fragilit di individui e gruppi non vengono\r\nconsiderate in s , n possono pi essere affrontate con spirito paternalistico. Esse si inseriscono\r\npiuttosto all interno di un azione ad ampio spettro finalizzata a garantire la coesione sociale come\r\ncondizione stessa dello sviluppo. Lo sforzo di individui e comunit si orienta dunque verso investimenti\r\n competitivi .

    \r\nStraordinari sono i cambiamenti istituzionali in corso. Tanto a livello europeo come le iniziative del\r\nvertice di Lisbona e la Carta dei Diritti Fondamentali che a livello nazionale, soprattutto in seguito alla\r\nmodifica del titolo V della Costituzione. Con il risultato di un significativo mutamento nei processi\r\ndecisionali di formazione degli indirizzi e di allocazione delle risorse.
    \r\nUna nuova domanda sociale sta emergendo chiaramente, destinata ad influenzare le politiche di domani.
    \r\nConsapevoli che bisogna governare processi di mutamento demografico che incidono sulle strutture di\r\nbase del nostro Paese, ovvero sulla famiglia, sui modi in cui la solidariet si esprime e si proietta, sui\r\nrapporti tra le generazioni e sulla concreta realt della cittadinanza. Tutto ci comporta inevitabilmente il\r\nrischio di nuove criticit . L analisi approfondita degli scenari che si aprono consentir di mettere a punto\r\nun quadro di strumenti e di risorse in maniera che queste criticit non si trasformino in un ostacolo per\r\nlo sviluppo sociale ed economico del Paese.\r\nIn quest ottica verranno presentate proposte relative al nuovo ruolo della famiglia, al coordinamento\r\ndell azione tra i differenti livelli istituzionali e tra i differenti attori del sistema, allo sviluppo\r\ndell efficienza dei servizi in maniera non discriminatoria, all interazione virtuosa tra politiche sociali e\r\npolitica dell occupazione.
    \r\nPeraltro, questo Libro Bianco il naturale proseguimento del Libro Bianco sul Mercato del Lavoro. La\r\nvalorizzazione delle capacit lavorative della persona ed il conseguente innalzamento del tasso di\r\noccupazione assumono, infatti, un aspetto centrale nei percorsi di inclusione sociale. Cos come il\r\nconcetto di societ attiva quello che entrambi questi documenti vogliono promuovere, attraverso\r\nprofonde riforme strutturali del mercato del lavoro ed una robusta rivisitazione del sistema di Welfare.\r\nLe idee presentate da questo Libro Bianco vanno proiettate sul medio-lungo periodo. In questo\r\ncontesto, la proposta di varare un agenda sociale costituisce non solo il riconoscimento della dinamica\r\ncontinua della materia e degli interventi proposti, ma anche della volont del Governo di procedere\r\nsecondo scadenze prestabilite, facendo in modo che i risultati siano trasparenti e facilmente verificabili\r\nda tutti.

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    Ultima modifica il 02 Aprile 2003 - 18:43

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