17 Aprile 2021 - 05:00

    QUARANTENA E DEMENZA LA FOTOGRAFIA DI UN DISASTRO

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    Il Gruppo di Studio sul COVID-19 della Società Italiana di Neurologia per le demenze (SINdem) ha condotto un’indagine per comprendere l’impatto della malattia sulle persone con demenza

    Le restrizioni imposte dal lockdown della scorsa primavera dovute all’emergenza sanitaria che ha colpito il nostro Paese hanno indotto un peggioramento dei disturbi comportamentali nelle persone colpite da demenza: Lo dimostra l’indagine del Gruppo di Studio sul COVID19 della Società Italiana di Neurologia per le demenze (SINdem), pubblicata sulla rivista Frontiers in Psychiatry con il titolo “Behavioral and psychological effects of Coronavirus disease-19 quarantine in patients with dementia”. L’indagine è partita dalla necessità di trovare un modo per non lasciare sole le famiglie in seguito alla chiusura degli ambulatori ordinata dal DPCM in vigore nei primi mesi di pandemia. Il team di specialisti, coordinato dalla professoressa Amalia Cecilia Bruni (presidente eletto SINdem e Direttore del Centro Regionale di Neurogenetica di Lamezia Terme), ha condotto l’indagine tramite intervista telefonica a 4.913 familiari di persone con diverse forme di demenza (malattia di Alzheimer, demenza a corpi di Lewy, demenza frontotemporale e demenza vascolare), selezionati tra quelli in regolare follow-up presso gli 87 Centri per i Disturbi Cognitivi e le Demenze distribuiti in modo omogeneo dal Nord al Sud Italia.

    È stato così possibile raccogliere importanti dati sugli effetti acuti del lockdown nelle persone con demenza in ambito cognitivo, neuropsichiatrico (psicologici e comportamentali) e di performance fisica, oltre che sull’impatto della quarantena nei caregiver. I dati registrati in aprile, ad un mese dall’inizio della quarantena, dimostrano che più del 60% ha subìto un peggioramento dei disturbi comportamentali preesistenti o la comparsa di nuovi sintomi neuropsichiatrici. In oltre un quarto dei casi questa nuova condizione ha reso necessario modificare il trattamento farmacologico. In generale i sintomi riportati più frequentemente sono stati irritabilità (40%), agitazione (31%), apatia (35%), ansia (29%) e depressione (25%).

    La Figura mostra la percentuale delle persone con demenza in cui i disturbi indagati sono peggiorati (Worsening BPSD) o addirittura di nuova insorgenza (New Onset BPSD) durante la quarantena.statistiche alheimer

    Dall’analisi dei dati, i ricercatori hanno notato che la prevalenza dell’aumento dei disturbi psichiatrici era la stessa considerando la distribuzione geografica dei Centri coinvolti e la gravità di malattia, potendo coinvolgere malati nelle fasi iniziali o intermedie-avanzate di demenza. Invece, il tipo di disturbo neuropsichiatrico (i sintomi predominanti nello spettro dei disturbi del comportamento) è stato influenzato da variabili come il tipo di malattia e la sua severità, e il genere sessuale. Ad esempio: nelle persone con Alzheimer è aumentato il rischio di incremento di sintomi d’ansia e depressione nelle fasi lievi e moderate di malattia, soprattutto nel genere femminile. Nella demenza a corpi di Lewy si è notato un aumento di 5 volte superiore del rischio di presentare allucinazioni visive. Anche i familiari hanno risentito in modo significativo degli effetti acuti del lockdown: oltre il 65% degli intervistati ha infatti presentato evidenti sintomi di stress. Questa analisi dei dati ha riguardato solo una parte dell’indagine condotta dal gruppo di studio SINdem, che ha valutato anche le conseguenze acute del lockdown sul peggioramento cognitivo e nelle performance fisiche (i cui risultati saranno pubblicati a breve). Nel mese di luglio è stata somministrata una seconda indagine per valutare eventuali modifiche degli effetti del lockdown a medio termine. Il team dei ricercatori commenta: “Stiamo ancora analizzando i dati ma possiamo ‘purtroppo’ anticipare che il crepaccio in cui sono crollati i nostri pazienti difficilmente sarà risalito”.

    E ancora: “Questi risultati fanno emergere la naturale riflessione su quanto gli effetti dell’isolamento indotto dal lockdown, con i cambiamenti della routine quotidiana e la riduzione di stimoli emotivi, sociali e fisici, abbiano rappresentato un detonatore per l’incremento rapido di disturbi neuropsichiatrici tra le persone più a rischio quali sono gli anziani con deterioramento cognitivo”. È importante sottolineare che i dati emersi devono essere ora considerati in funzione della riorganizzazione dei servizi assistenziali per le patologie neurodegenerative, che dovrà tenere conto della necessità di monitoraggio e supporto a distanza in modo continuativo e flessibile in base allo scenario epidemiologico attuale e futuro.

    Fonte: Notiziario della Federazione Alzheimer Italia/ I Trimestre 2021

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