13 Marzo 2008 - 11:31

    Questa Italia sempre più povera

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    di Maria Luisa Di Loreto

    Lo certifica l'OCSE, l'organizzazione mondiale dei Paesi più industrializzati. L'Italia ha i salari tra i più bassi in Europa: 23° posto su trenta membri. Penultima dopo Spagna e Grecia. Ci superano Polonia, Portogallo e pochi altri! Sintetizziamo il concetto. Il potere d'acquisto è la quantità di beni e di servizi che possiamo procurarci con un'unità salariale. La sua evoluzione è legata a quella dei prezzi e degli introiti. Di conseguenza, se in un Paese i prezzi aumentano e i salari restano costanti, il potere d'acquisto diminuisce. Invece quando l'aumento dei salari è superiore a quello dei prezzi, il potere d'acquisto aumenta.

    Vista la situazione nazionale, in Italia guadagniamo pochissimo, per contro paghiamo troppe tasse e contributi previdenziali. Se analizziamo il cuneo fiscale, cioè la differenza tra il lordo e il netto della busta paga, il nostro Paese pratica un prelievo del 46 per cento.

    Questa la grande sfida del prossimo Governo.

    Una scelta economica che non potrà non mettere in campo una larga convergenza politica. Ieri la Chiesa con il Cardinale Bagnasco, oggi il sindacato con Bonanni, tutti ormai sono preoccupati per un impoverimento che ha creato una forbice sociale tra chi ha redditi elevati e chi non arriva a fine mese.

    Con il petrolio che sfiora i 110 dollari a barile, l'aumento incontrollato dei consumi di prima necessità, il modello contrattuale delle aziende da rivedere, l'Italia ha un lungo percorso, e tutto in salita. In un contesto già economicamente depresso, abbiamo dovuto registrare la botta del surprime americano e, anche se rallentato, l'aumento del Pil nei Paesi emergenti e produttori di materie prime, la crescita della Cina e dell'India. Mentre l'Europa sta in mezzo, gli analisti più accreditati descrivono un forte rallentamento e non una recessione. Oggi solo chi ha un mercato globale riesce ad affrontare situazioni difficili, e con l'Euro così forte non è facile esportare quei prodotti europei, da sempre appetibili a livello mondiale.

    Assistiamo in questi giorni a una campagna elettorale che dimentica l'economia per i temi etici. Il nostro giornale, nato per informare e dialogare sul terzo settore non può non mettere l'accento sulla mancanza di argomenti che riflettono i bisogni quotidiani. Tutelare famiglia e welfare è sicuramente importante per lo sviluppo integrato di un Paese democratico e aperto a nuove presenze etniche e culturali, ma - come dice il Presidente emerito Ciampi - "l'incertezza plurale" sui temi economici che, aggiungiamo noi, entrambi gli schieramenti non hanno ancora affrontato in modo chiaro, è in questo momento uno dei motivi forti dei tanti indecisi che non sanno ancora se e come andranno a votare.

    Ridurre le tasse, abolire l'Ici, aumentare gli stipendi sono una litania elettorale che ascoltiamo da dodici anni senza riscontri effettivi. La verità è che nessuno ci ha mai proposto un programma sostenibile, ma solo un libro dei sogni.

    Maria Luisa Di Loreto

    Ultima modifica il 13 Marzo 2008 - 11:31

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