26 Maggio 2020 - 21:39

    Ricordando Don Milani

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    Ricordando Don Milani, ricorre il 27 maggio l'anniversario della nascita di Lorenzo Milani, il priore di Barbiana, che nacque a Firenze il 27 maggio 1923 e a Firenze mori' il 26 giugno 1967.

     

    E' difficile rendere un'idea di quanto decisivo sia stato per la mia generazione leggere la Lettera a una professoressa, L'obbedienza non e' piu' una virtu', Esperienze pastorali.
    Sono stati non solo genericamente "testi di formazione" e "livres de chevet", ma hanno costituito strumenti sia di interpretazione del mondo che di lavoro nell'impegno sociale e civile - e quindi politico, nel senso forte del termine - per cercar di contrastare le piu' flagranti ingiustizie e oppressioni, per cercar di contribuire alla lotta delle oppresse e degli oppressi per la liberazione dell'umanita' da ogni violenza ed iniquita'.
    Sono libri che insieme ad Erasmo e Voltaire, a Primo Levi e Victor Serge, al Manifesto marx-engelsiano, all'Istituzione negata goriziana, alle Tre ghinee di Virginia Woolf, agli scritti di Rosa Luxemburg e di Carla Lonzi, di Fromm e di Marcuse, di Russell e di Gandhi, di Danilo Dolci e di Aldo Capitini, di sartre e Camus, di Giulio Alfredo Maccacaro e di Ivan Illich, di Agnes Heller e di Laura Conti, di Alex Langer e Giorgio Nebbia, di Simone Weil e di Hannah Arendt, hanno persuaso all'impegno morale e intellettuale, alla solidarieta' con tutte le oppresse e gli oppressi, all'azione nonviolenta concreta e coerente, innumerevoli giovani che sovente a quell'impegno sono restate e restati fedeli per il resto della loro vita.
    Nella testimonianza milaniana e della scuola di Barbiana la denuncia dell'oppressione di classe, della guerra, di un'organizzazione della societa' e delle sue strutture fondamentali intesa a sfruttare e rapinare senza freni e senza limiti, a escludere e opprimere giungendo fino all'orrore dei lager e dell'atomica, e' cosi' nitida ed intransigente, ed esposta con tale chiarezza di dettato, precisione di argomenti e sincerita' di sdegno, che ancor oggi se una giovane amica o un giovane amico mi chiede da dove iniziare le sue letture adulte, rispondo di solito da don Milani, e per anni io stesso ho letto, riletto, commentato e ragionato quei libri con loro negli incontri di accostamento alla nonviolenza che insieme abbiamo fatto: nelle scuole, nei centri sociali, con le volontarie e i volontari in servizio civile, nei gruppi di militanti politici di base.
    E non solo la denuncia della violenza e dell'ingiustizia, ma anche la concreta costruzione di un'alternativa nonviolenta in primo luogo attraverso l'educazione come prassi di liberazione (e' la formula di Paulo Freire) ha caratterizzato la testimonianza milaniana e della scuola di Barbiana: la nonviolenza personalmente vissuta, meditata, praticata, con la fatica e con la verita' che le sono inerenti, contro ogni alienante menzogna e consumistica mercificazione, contro ogni rassegnazione e contro ogni subalternita' all'ideologia e ai poteri dominanti.
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    Gli anniversari possono dar luogo a due contrapposte modalita' di memoria e di relazione: una che per cosi' mummifica le figure, raggela gli eventi, ipostatizza e quindi distanzia e neutralizza le esperienze e le riflessioni, e cosi' tradisce il senso di quel che si ricorda; e l'altra che invece si pone all'ascolto e alla sequela delle testimonianze di cui si fa memoria, e si ripromette di prolungarne ed inverarne ancora qui e adesso il valore, l'insegnamento, la verita', l'appello alla lotta per il bene comune dell'umanita': e questo vuole essere il nostro commemorare.
    Ricordare don Milani significa allora proseguire qui e adesso la lotta contro la guerra e tutte le uccisioni, contro il razzismo e tutte le persecuzioni, contro il maschilismo e tutte le oppressioni.
    Ricordare don Milani significa allora proseguire qui e adesso la lotta in difesa della vita, della dignita' e dei diritti di tutti gli esseri umani contro poteri dominanti schiavisti e rapinatori, insensatamente onnidistruggitori ed effettualmente necrofili.
    Ricordare don Milani significa allora proseguire qui e adesso la lotta in difesa di quest'unico mondo vivente casa comune dell'umanita' che i poteri dominanti stanno avvelenando, devastando, desertificando.
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    E quindi ricordare don Milani significa oggi in Italia opporsi al regime di apartheid, alla schiavitu' e all'omissione di soccorso, alle abominevoli violazioni dei diritti umani che non solo i poteri mafiosi, ma anche imprenditori vampiri, forze politiche esplicitamente razziste e finanche governanti passati e presenti hanno commesso e continuano a commettere in flagrante violazione della Costituzione italiana, della legalita' che salva le vite, del diritto internazionale, del senso stesso di umanita'.
    E pertanto lottare per l'abolizione immediata di tutte le antileggi hitleriane imposte dal precedente governo con i due scellerati, perversi ed infami "decreti sicurezza della razza".
    E pertanto lottare per il rispetto del dovere di soccorrere e accogliere i naufraghi in pericolo di morte.
    E pertanto lottare per il rispetto del diritto d'asilo che la Costituzione della Repubblica italiana riconosce ad ogni essere umano che nel suo paese d'origine non vede rispettati i diritti che l'ordinamento giuridico italiano riconosce ad ogni essere umano.
    E pertanto lottare per riconoscere finalmente tutti i diritti sociali, civili e politici, tutti i diritti umani, a tutte le persone che vivono in Italia.
    Lottare affinche' l'Italia torni ad essere quella descritta nella Costituzione della Repubblica: un paese civile, una comunita' di persone libere e solidali, eguali in diritti, che condividono il bene ed i beni, che non permettono che nessuna persona sia uccisa, violata, umiliata: perche' ogni volta che un essere umano subisce violenza tutte e tutti quella violenza subiamo.
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    E ugualmente significa opporsi alla produzione e al commercio delle armi italiane che acquistate da regimi criminali menano strage nel sud del mondo. Le armi sono sempre nemiche dell'umanita', poiche' la loro funzione e' uccidere gli esseri umani. Senza disarmo l'umanita' non si salvera' dalla catastrofe.
    E significa opporsi altresi' allo sperpero mostruoso di ingentissime risorse pubbliche per le armi e le organizzazioni istituzionalmente preposte all'uccidere; investendo invece quelle risorse in difesa della vita, della salute, dell'ambiente; investendole in solidarieta', accoglienza, assistenza; investendole in promozione della democrazia, della legalita' che salva le vite, della sicurezza comune che solo scaturisce dall'eguaglianza di diritti e dalla civile convivenza.
    E in questa tragica esperienza dell'epidemia di coronavirus ricordare don Milani significa anche impegnarsi affinche' finalmente siano soccorse tutte le persone che hanno bisogno di aiuto, tutte senza eccezioni, perche' ogni vita umana e' un valore infinito.
    Ricordare don Milani, opporsi ad ogni violenza, recare aiuto ad ogni persona che di aiuto ha bisogno: sono una sola, una stessa cosa; sono l'antifascismo vivente, sono la nonviolenza in cammino.
    Salvare le vite e' il primo dovere.
    Sii tu l'umanita' come dovrebbe essere.

    Ultima modifica il 26 Maggio 2020 - 21:42

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