28 Novembre 2020 - 05:02

    Roma e Bari le città più colpite da eventi estremi negli ultimi dieci anni

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    Nel rapporto CittàClima 2020, pubblicato da Legambiente, sono emersi i territori più colpiti dai cambiamenti climatici, tra il 2010 e il 2020, e le città dove si sono registrati maggiori danni in questo arco temporale sono state Roma, Bari, Milano e Agrigento. Inoltre, sono stati rilevati in aumento eventi estremi come trombe d’aria, alluvioni e ondate di calore. I comuni più danneggiati sono spesso i luoghi più vulnerabili ai cambiamenti climatici poiché sprovvisti di un’efficace gestione e pianificazione del territorio, Roma è il caso più eclatante per numero di eventi estremi registrati nell’ultimo decennio: 47, di cui 28 per allagamenti da piogge intense. Invece a Bari si sono verificati 41 eventi, dei quali 20 provocati da allagamenti e 18 da trombe d’aria. Agrigento è a quota 31 eventi estremi che hanno causato allagamenti in 15 casi e in 7 casi danni alle infrastrutture provocati da trombe d’aria. A Milano si sono registrate 20 esondazioni fluviali, del Seveso e Lambro, per un totale di 29 eventi estremi.

    Sono stati 946 i fenomeni metereologici estremi in 507 Comuni negli ultimi dieci anni: 416 allagamenti causati da piogge intense che hanno inoltre provocato 347 interruzioni e danni alle infrastrutture con 80 giorni di stop a metropolitane e treni urbani. Anche i siti storico-archeologici hanno subito danni in 14 occasioni; temperature torride e lunghi periodi di siccità hanno causato danni 39 volte; 257 casi di danni per trombe d’aria, 35 per frane e 118 da esondazioni di fiumi. Gli eventi estremi hanno causato 83 giorni di blackout elettrico e secondo l’Osservatorio CittàClima 251 morti. In aumento anche le persone evacuate in seguito a frane e alluvioni, ha rilevato il CNR. 

    “Nel Rapporto 2020 di CittàClima abbiamo tracciato un bilancio degli ultimi dieci anni con numeri e una mappa aggiornata degli impatti nel territorio italiano – commenta Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente – L’intento è quello di far capire come serva un cambio delle politiche di fronte a fenomeni di questa portata. L’Italia è oggi l’unico grande Paese europeo senza un piano di adattamento al clima, per cui continuiamo a rincorrere le emergenze senza una strategia chiara di prevenzione. Dal 2013 il nostro Paese ha speso una media di 1,9 miliardi l’anno per riparare ai danni e soltanto 330 milioni per la prevenzione: un rapporto di 6 a 1 che è la ragione dei danni che vediamo nel territorio italiano – osserva ancora Zanchini – Il Recovery plan deve contenere la risposta a queste sfide, con risorse per l’adattamento e un cambio della governance che oggi non funziona. Del resto, oggi sappiamo che cosa dobbiamo fare, come raccontiamo con decine di buone pratiche nel rapporto, e abbiamo tutte le informazioni e gli strumenti per analizzare le aree coinvolte dai fenomeni, per comprenderne le possibili cause antropiche, le scelte insediative, i fenomeni di abusivismo edilizio che ne aggravano gli impatti e individuare efficaci strategie di contrasto e adattamento”.

    https://www.legambiente.it/rapporto-cittaclima-2020-gli-impatti-decennali-del-climate-change-sui-nostri-centri-urbani/

    A cura di Simone Riga

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