04 Novembre 2020 - 07:21

    Simone Moro: "Ho visto l'abisso", in libreria con Rizzoli

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    A febbraio 2020, al termine della spedizione più pericolosa della sua vita, Simone Moro atterra
a Bergamo: la minaccia della pandemia è già seria. È il momento per raccontare a sé e al figlio più
le sconfitte che le vittorie, perché solo chi tocca
il fondo può imparare a risalire e a migliorarsi.

    Chi vuol toccare il cielo deve mettere in conto il rischio di precipitare nell’abisso. Eppure, spesso proprio quell’istante di buio e terrore insegna più di mille altre esperienze e fa scaturire le risorse per risalire dalle infime profondità in cui si è caduti.
Tutto inizia nel novembre 2019 quando Simone Moro, affiancato dalla compagna di cordata Tamara Lunger, annuncia la sua nuova spedizione, una delle più emozionanti: seguirà le tracce di Messner e Kammerlander, dal 1984 rimaste intonse, che in un’unica traversata conquistarono i due ottomila Gasherbrun II e Gasherbrun I. Il sogno verticale di Simone è
una sfida ancora più ardita: lo farà in inverno, con equipaggiamento leggero, senza aiuti meccanici. Ad attenderlo però c’è un ghiacciaio che – diversamente da quando lo aveva visto in passato – con i cambiamenti climatici e i terremoti si è trasformato in un infernale labirinto di crepacci. Nonostante la sua estrema prudenza, in un attimo Moro viene inghiottito nelle viscere di ghiaccio, come in un volo da un palazzo di sette piani,
e riesce a salvarsi solo grazie alla forza e al coraggio di Tamara e alla propria lunga esperienza di alpinista. Da questo momento – raccontato, attimo dopo attimo, in alcune fra le pagine di montagna più mozzafiato mai scritte – si dipanano riflessioni di grande respiro: a quali forze
nuove, formidabili riusciamo ad attingere quando vediamo l’abisso?
E che cos’è un abisso: è una frattura nera nel ghiaccio o può presentarsi nella vita di un alpinista, e anche di ciascuno di noi, con il volto del tradimento di un amico, della rinuncia obbligata a un sogno, di un lutto inaccettabile? O anche con quello della strage da Covid di Bergamo
a cui Simone assiste al suo rientro?
Fra ricordi dal Gasherbrun e da tutta la sua eccezionale carriera, in questo nuovo libro Moro offre ai suoi lettori spunti straordinari sulle inevitabili montagne russe della vita. Che l’alpinismo può insegnarci ad affrontare. 

    SIMONE MORO (Bergamo 1967), uno dei più famosi alpinisti al mondo, ha realizzato più di sessanta spedizioni. La sua eccezionale carriera – nell’arco della quale ha conquistato 8 ottomila di cui 4 in prima assoluta invernale (unico nella storia) – è culminata nella salita in vetta al Nanga Parbat il 26 febbraio 2016. Medaglia d’Oro al valor civile
e pilota di elicottero, Moro partecipa a soccorsi in alta quota, ha creato una scuola di pilotaggio di elicotteri negli USA e ha organizzato una squadra di elisoccorso in Nepal. Gestisce la sua ditta di servizi di elicotteri Altitude Helicopters a Bergamo. Fra i suoi libri ricordiamo i bestseller Cometa sull’Annapurna (Corbaccio 2003) e,
per Rizzoli, La voce del ghiaccio (2012), In ginocchio sulle ali (2014), In cordata (con Mario Curnis; 2015), Nanga (2016), Devo perché posso (con Marianna Zanatta; 2017), Siberia -71° (2018) e I sogni non sono in discesa (2019)

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