30 Giugno 2020 - 07:11

    Un Nuovo Rinascimento per le donne?

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    Molte giuste critiche sono state rivolte alla scarsa presenza di donne nelle numerose task force e commissioni, (un totale di 450 persone), che dovevano aiutare a gestire la pandemia.

    Per riequilibrare le sorti delle italiane c’era la task force “al femminile” voluta dalla Ministra per le Pari opportunità, Elena Bonetti, chiamata “Donne per un nuovo Rinascimento” e annunciata su Facebook con un video motivazionale il 10 aprile scorso, nel centenario della nascita di Nilde Iotti. Il 25 maggio il dicastero ha presentato il documento prodotto dalla Commissione e poco se ne è parlato, forse perché deludente. Il documento, dopo una sintesi delle statistiche e dei dati disponibili sulla condizione femminile in Italia, individua cinque aree di intervento: parità di genere, lavoro, scienza, solidarietà e comunicazione. Molta attenzione è riservata alla madre lavoratrice, specie leader, manager o dirigente. E forse si potevano immaginare anche altri perimetri possibili per mettere a fuoco il problema della disoccupazione femminile, non affrontato, mentre si insiste per inserire quote di genere all’interno delle istituzioni, delle aziende e della ricerca, in un’ottica di diversity management, invito giusto, ma non risolutivo, dal momento che la disoccupazione è ancora al 50,5%. Considerato che il 30,4% delle disoccupate nella fascia d’età 45-74 anni non ha mai avuto esperienze di lavoro nella propria vita (cosa che per gli uomini accade solo nel 3,8% dei casi) sarà difficile che avere più CEO o amministratrici delegate nelle aziende servirà concretamente a cambiare qualcosa. In un momento di gravissima crisi come quello che stiamo vivendo, (si stima che 500 mila persone perderanno il lavoro), sembra più opportuno proporre un potenziamento degli sgravi fiscali per chi assume donne disoccupate, già previsti dalla Legge Fornero o forme di sostegno al reddito. Non solo, ma si sottintende che il lavoro di cura sia il destino di ogni donna. Si parla molto di asili nido e servizi alle famiglie e poco di co-genitorialità o corresponsabilità. Non si accenna alle donne immigrate, né si insiste, nell’ambito della comunicazione sull’uso del linguaggio sessuato, utilizzando anche nel documento stesso il linguaggio maschile (Fabiola Giannotti è Direttore del Cern, Federica Mezzani ingegnere…). Gravissimo, infine, che non si tratti il problema della violenza contro le donne, che si è aggravato in questo periodo, sì da poter essere considerata quasi un termometro sociale della condizione femminile. Il Rinascimento sembra molto lontano.

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