09 Settembre 2020 - 01:12

    Un ragazzo giusto, i suoi assassini e noi. Tutti a scuola in nome di Willy

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    Così Eraldo Affinati su Avvenire sul caso Willy:

    Era un ragazzo italiano di seconda generazione, Willy Monteiro Duarte, come si dice dei figli nati in Italia da genitori immigrati, in questo caso di origine capoverdiana: indistinguibili dai nostri, se non per il colore della pelle. Ebano quella sua.

    Aveva ventuno anni. Cresciuto con la famiglia nei vicoli stretti di Paliano, pittoresco borgo sopraelevato nel Frusinate, era benvoluto da tutti. Un po’ ciociaro, un po’ no. Lo guardavi e ti stava subito simpatico: l’Italia del Ventunesimo secolo, comunque sia, io almeno lo spero, avrà le sue fattezze, la sua generosità, il suo coraggio, la sua allegria, e sarà migliore di tante altre che nel passato abbiamo avuto, più di quanto noi oggi possiamo immaginare. Padre e madre impiegati in un’azienda agricola, due sorelline più piccole.
    Del resto, dovremmo porcela anche noi: educatori, insegnanti, genitori. Come è stato possibile allevare questi animali umani? Quali scuole hanno frequentato? Dove sono cresciuti? Finché ci saranno tipi come loro, avremo sempre perso tutti, è ovvio. Significa che qualcosa nel nostro sistema sociale, diciamo così, non funziona. Insomma assisteremo di certo al solito rendiconto. Ma chi ci ridarà il sorriso spensierato di Willy? In questi giorni stiamo tentando di riaprire le scuole italiane. Sarebbe un bel segno se lo facessimo, a prescindere da quelle che potranno essere le risultanze processuali, anche a nome suo.

    Qui l'articolo completo: https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/in-nome-di-willy

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