02 Novembre 2020 - 10:14

    Una poesia di Mariangela Gualtieri per il 2 novembre, giorno dei morti

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    Il 2 novembre, giorno dei morti, ricordiamo i nostri quasi 200 medici e 50 infermieri morti di COVID mentre curavano i malati con una poesia di Mariangela Gualtieri, dal libro "Quando non morivo", uscito per Einaudi.

    Io non chiedo per voi l'eterna pace

    non quel sonno infinito delle pietre

    io non prego per la perpetua luce

    in un teatro di tenebre ghiacciate

    Non chiedo sonno per voi

    non imploro riposo

    io non prego perché restiate stesi

    con palpebre sempre sigillate.

    Chiedo ebbrezza per voi. Giocondità chiedo

    vita piena di giovani animali della foresta

    ebbrezza di slegati.

    Chiedo per voi, morti nostri, un'adesione

    e tutta la bellezza che vediamo

    crescerci intorno e dalla quale siamo,

    noi vivi siamo separati.

    Nota che troppo spesso stona. Mano

    che rovina. Testa che porta dentro sè nemici.

    Siate bellissimi, morti nostri. Diventate voi

    tutta la meraviglia di quando alziamo la faccia

    nell'aperta notte e quasi non reggiamo

    quell'impero enigmatico di stelle, 

    tutta l'eleganza armonica del cielo.

    Siate voi.

    Non prego per voi. Io prego voi.

    Andate, Dove sarà svelata

    la profezia dei fiori,

    di tutti i fiori. Nella pace siate

    di certe domestiche sere

    nella gioia d'infanzia, nell'abbraccio tra umani, siate,

    o quando piove d'estate dopo la calura, dentro

    un vapore di fornelli, dove si fa il pane, siate,

    dove si beve il latte. Nel semplice stare

    che non vediamo, se non a volte,

    dopo un dolore grande.

    E il riposo vostro sia la melodia rotante

    di tutti i mondi.

    Sia nella voce di qualcuno che canta

    nel rumore d'acque sia la vostra pace

    in tutte le tane silenziose, dove da una madre pregna

    esce un cucciolo inerme, bagnato di leccate.

    Andate. Siate. Liberati nello svelato

    mistero del nascere a qualcosa che non sappiamo,

    che ha il tetro nome di morte e forse invece

    come seme si schiude a più vaste vite, a più vaste

    vedute. Forse.

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