19.2 C
Roma
sabato, 17 Ottobre, 2026

fondato e diretto da Paola Severini Melograni

Il nostro grido contro la rassegnazione

Pubblichiamo in anteprima ciò che sarà detto oggi al Giardino dei Giusti

Cari ragazzi, cari amici che siete oggi al giardino
Noi siamo molto fortunati oggi a celebrare la Giornata dei giusti in questo giardino che abbiamo costruito negli ultimi venti anni. Dobbiamo essere consapevoli del grande privilegio della nostra gioia
In tanti paesi del mondo non è possibile ritrovarsi liberamente, esprimere le nostre opinioni, dialogare con gli altri da differenti punti di vista.
Non è possibile farlo in Iran dove le donne sono imprigionate se non portano il velo o baciano i loro ragazzi nelle piazze o ballano in pubblico.
Non è possibile farlo in Russia dove chi protesta contro la guerra e chieda la libertà viene arrestato e mandato in colonie di lavoro in Siberia come ai tempi del gulag. 1600 prigionieri vivono in condizioni disumane.
Non è possibile farlo in Cina dove chi esprime il suo libero pensiero fa la fine di Liu Xiao Bo che abbiamo onorato in questo giardino e per questo ha passato tutta la sua vita in una prigione.
Non è possibile farlo in Korea del Nord dove i giovani non solo non possono uscire dal paese, ma sono costretti a partecipare a grandi adunate dove devono sempre adulare il dittatore. E se non mostrano ostentatamente di amarlo sono considerati dei nemici della società e la loro vita diventa un inferno e sono mandati in campi di rieducazione.
Non è possibile farlo in Arabia Saudita, in Turchia, nello Yemen, in Bielorussia.
Siamo circondati da paesi che hanno messo un bavaglio alla ricchezza della pluralità umana e che hanno l’idea che ci debba essere sulla terra, come scrive Hannah Arendt, un uomo con un unico pensiero, con unico credo, con una sola religione, con una sola idea. Quella del loro stato e dei loro dittatori.
Tutti questi paesi, che possiamo definire le nuove autocrazie del mondo, hanno un punto in comune. Vogliono minare l’essenza dell’idea di umanità espressa da donne e uomini con gusti e aspirazioni diverse.
Poiché noi abbiamo il privilegio della libertà siamo tutti chiamati a superare una malattia pericolosa dello spirito che purtroppo, come è già accaduto alla vigilia della Seconda guerra mondiale, quando è cominciato l’odio verso gli ebrei e sono nati i nazionalismi, i fascismi, le dittature, si presenta anche oggi.
Questa malattia pericolosa si chiama rassegnazione.
Molti pensano che per il nostro quieto vivere dobbiamo voltare la testa dall’altra parte e che dobbiamo accettare quello che ci accade attorno.
Non comprendiamo un concetto fondamentale. Se noi rimarremo in silenzio, anche noi saremmo sommersi nelle nostre vite.
È tempo di ribellarci a questa rassegnazione.
Ce lo ha ricordato in questi giorni con il suo coraggio il dissidente russo Aleksej Naval’nyj , un uomo straordinario che, come Jan Palach nel 1968 a Praga aveva cercato di risvegliare i suoi cittadini, ha deciso consapevolmente di accettare il più alto sacrificio personale per scuotere il popolo russo dalla rassegnazione.
Avvelenato dai servizi segreti russi avrebbe potuto una volta guarito rimanere in Germania e guidare l’opposizione russa in esilio e invece ha deciso di tornare in \ patria pur sapendo che Putin voleva la sua morte e che lo avrebbe nuovamente processato ed arrestato.
Prevedendo la sua possibile fine aveva lasciato in un messaggio il suo testamento spirituale.
“Non bisogna mollare: dobbiamo ricordarci che abbiamo una grande forza che è stata oppressa da queste persone cattive. Non capiamo di quanto siamo forti in questo momento. L’unica cosa necessaria perché il male trionfi è che le brave persone non facciano nulla.”
Le persone che oggi ricordiamo nel nostro giardino sono tutti straordinari esempi di lotta contro la rassegnazione.
Narges Mohammadi, premio Nobel per la pace, è chiusa in carcere a Teheran per non avere mai cessato di lottare per la libertà delle donne in Iran e per la libertà del suo paese. Se oggi un numero sempre più grande di donne iraniane hanno il coraggio di uscire di casa senza velo, lo dobbiamo alla sua forza e determinazione. Come ci ha ricordato suo marito la solidarietà che dimostriamo a lei e a tutte le donne iraniane le aiuta nelle loro battaglie e permette l’isolamento morale del regime.
Lo storico russo Jurij Dimitriev è rinchiuso in una colonia penale in Moldovia per avere avuto il coraggio di ricordare le vittime dello stalinismo. Nella Russia di Putin fare memoria è una colpa grave per un motivo fondamentale. Il regime russo oggi usa verso i suoi cittadini gli stessi metodi della repressione comunista. È come se in Italia si mettesse in carcere Liliana Segre perché ricorda le vittime della Shoah.
Vera Vigevani Jarak ha conosciuto sulla sua pelle in Argentina la vicenda tragica dei 30 mila desaparecidos. Dopo che il regime di Videla le ha assassinato sua figlia è stata una delle straordinarie protagoniste del movimento delle donne di Plaza de Majo. Al suo coraggio dobbiamo la conoscenza della verità per quello che è successo negli anni della dittatura in Argentina. Ciò che mi colpisce in questa donna straordinaria di 96 anni è la sua fiducia nell’umanità. Ancora oggi lei non si arrende mai e insegna ai giovani nelle scuole il gusto di lottare per il bene, la giustizia, e la verità. È uno straordinario esempio nella lotta di tutti noi contro la rassegnazione. Senza fiducia e speranza non saremo mai capaci di costruire il nostro futuro.
E Altiero Spinelli durante gli anni del Fascismo, mentre era rinchiuso nel carcere di Ventotene scrisse il famoso manifesto per il futuro di un Europa federale, unita e democratica. Nei momenti bui immaginò per l’Europa un futuro diverso
Oggi ricordarlo ha un significato speciale per tutti noi.
Essere europei oggi significa superare la logica dei confini nazionali, l’idea etnica della nazione, essere paladini dei diritti umani e della democrazia in un mondo minacciato dalle autocrazie.
Non è un caso che chi vive in una dittatura come in Russia, in Iran, o è in guerra per la libertà come l’Ucraina, guarda sempre all’Europa come ideale da perseguire.
Noi, dunque, da questo giardino lanciamo un grido contro la rassegnazione perché amiamo ovunque nel mondo la pluralità umana.
Vale la pena di soffrire e di lottare per questo.

ARTICOLI CORRELATI

CATEGORIE

ULTIMI ARTICOLI