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martedì, 13 Ottobre, 2026

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A Milano la rassegna che parla di donne e videoarte tra libertà, rappresentazione e contestazione

Un articolo di Caterina Angelucci pubblicato su Artribune

È ospitato da La Casa delle Donne il programma di proiezioni Una Camera (tutta per sé) che, attraverso tre incontri, indaga il medium artistico che dagli Anni Sessanta è stato uno strumento sovversivo di espressione femminile

Si concentra sulle artiste che hanno utilizzato la videocamera per indagare temi legati al corpo, all’identità e alla politica Una Camera (tutta per sé), il programma di proiezioni a curadiGiorgiaAprosio ospitato da La Casa delle Donne di Milano – e in collaborazione con Archivio AAMOD – Archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico e Cineteca di Bologna – che in tre appuntamenti esplora il rapporto tra donne e video.

Il medium del video, a partire dagli Anni Sessanta, ha rappresentato un sovversivo strumento di espressione di sé e della propria relazione con il mondo, dando la possibilità di affrontare questioni di potere, conflitto e di favorire la costruzione di nuovi immaginari femministi. Le opere selezionate, pur appartenendo ad artiste di generazioni e provenienze diverse e ad altrettanti contesti storici e sociali, sono accomunate dall’idea del medium come spazio di libertà, rappresentazione e contestazione.

“La videocamera diventa così una “stanza,” uno spazio di creazione e affermazione del punto di vista femminile, capace di sfidare le narrazioni dominanti e offrire nuove possibilità di rappresentazione, come indica il titolo della rassegna, liberamente tratto dall’omonimo saggio di Virginia Woolf”, spiega la curatrice Giorgia Aprosio.

Il programma, che si conclude a dicembre, è stato inaugurato il 14 ottobre con le opere video di Cecilia Mangini, commentate dalla critica e curatrice Paola Ugolini. A seguire, l’11 novembre verranno presentati Anygirl (2012) del duo Goldschmied & Chiari; U Scantu: A Disorderly Tale (2022) di Elisa Giardina Papa; e All Good? (2024) di Alevtina Kakhidze, e ci sarà la partecipazione della chief curator del Museo del Novecento di Milano Iolanda Ratti.
Per l’ultimo appuntamento, che si terrà il 9 dicembre, si concluderà con Eredità (2008) di Silvia Giambrone,; The Great Safae (2014) di Randa Maroufi; e Miss Italia (2022) di Beatrice Favaretto.

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