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sabato, 17 Ottobre, 2026

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ISTAT: calano i posti al nido, costi maggiori e difficoltà delle famiglie a pagare le rette

L'Istat ha fotografato la situazione (per il biennio 2020/2021) dei servizi educativi per la prima infanzia in Italia.

Per effetto della pandemia ci sono state alcune variazioni significative: dalla fine del 2020 sono attivi 13.542 servizi con oltre 350mila posti (il 49,1% in strutture pubbliche). I posti sono in lieve calo (-2,9%) a causa soprattutto delle sospensioni del servizio nell’intero anno 2020/2021.

Tra le criticità emerse: maggiori costi (segnalati dal 74% dei Comuni), carenza di risorse economiche (37%), difficoltà delle famiglie nel pagare le rette (29%). Il tasso nazionale di copertura si attesta al 27,2%, ancora al di sotto dell’obiettivo del Consiglio UE di Barcellona (che si sarebbe dovuto raggiungere entro il 2010), pari al 33% di copertura dei posti rispetto ai bambini.

Inoltre, segnala che ci sono ancora molte disuguaglianze nell'accesso dei servizi. Il report dichiara "favorire la frequenza del nido da parte di bambini provenienti da famiglie a basso reddito può spezzare il circolo vizioso dello svantaggio sociale e incidere positivamente sulla partecipazione al mondo del lavoro, riducendo anche il divario di genere" ma aggiunge che l'italia ha ancora una lunga strada da percorrere per garantie l'equo accesso ai servizi dal punto di vista socio-economico. 

Dal punto di vista della disponibilità dei servizi sul territorio, permangono ampissimi divari a sfavore delle famiglie residenti nel Mezzogiorno e nei Comuni più piccoli.

Alla fine del 2020, il Nord-est e il Centro Italia, consolidano la copertura dei posti disponibili rispetto ai bambini sotto i tre anni sopra il target europeo del 33% (rispettivamente 35% e 36,1%); il Nord-ovest è sotto l’obiettivo ma non è distante (30,8%), mentre le Isole (15,9%) e il Sud (15,2%), che pur registrano un lieve miglioramento, sono ancora lontani dal target.

A livello regionale i livelli di copertura più alti si registrano in Umbria (44%), seguita da Emilia Romagna (40,7%) e Valle d’Aosta-Vallée d'Aoste (40,6%), Toscana (37,6%) e Provincia Autonoma di Trento (37,9%). Anche il Lazio e il Friuli-Venezia Giulia dal 2019 hanno superato la soglia del 33% (rispettivamente 35,3% e 34,8%), in coda Campania e Calabria, ancora sotto il 12%.

In termini di offerta pubblica sui posti complessivi, la maggior parte delle regioni meridionali ha una quota di posti nei servizi educativi a titolarità comunale inferiore al 50% e una spesa media dei Comuni per bambino residente ben sotto il valore nazionale. Le regioni del Centro-nord che hanno superato il 33% hanno un’offerta pubblica molto consistente e radicata e anche quando le quote di pubblico sono inferiori al 50% i livelli di spesa dei Comuni sono comunque alti.


Fonte: https://www.istat.it/it/files//2022/10/report-asili-nido-2020-2021.pdf

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