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mercoledì, 7 Ottobre, 2026

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Al futuro serve l’idea di progresso

“La sfida della complessità. Per una civiltà della Terra” è il titolo della lezione che Mauro Ceruti terrà ai Dialoghi di Trani il 20 settembre, alle ore 20 in Piazza Quercia. 

Su Avvenire un estratto, di cui riportiamo qui una parte:

Da qualche decennio il rapporto con il futuro nelle nostre società è entrato in crisi. L’angoscia che pervade le nostre vite, nel nostro tempo, è legata alla perdita del futuro. La nostra civiltà moderna ha vissuto, fino a gran parte del secolo scorso, nell’idea di avere un futuro di progresso. E il progresso era sentito, prima ancora che pensato, come certo: c’erano la scienza, la tecnica, la democrazia, il benessere, che sarebbero andate avanti a braccetto… Questa certezza si è però incrinata: le scienze, le tecniche, l’industrializzazione (potremmo dire con una parola sola: la modernizzazione), veicolanti la promessa di un grande futuro, di un mondo migliore, hanno prodotto al contempo effetti perversi – inquinamento, degrado della biosfera, crisi economiche ricorrenti, armi devastanti… E tutto questo si è situato in una crisi planetaria. Il pianeta è in uno stato di caos: e oggi, con il cambiamento climatico, la pandemia, la guerra, ancora di più. Non viviamo una crisi. Viviamo molte crisi, che si alimentano e si amplificano l’una con l’altra. Viviamo una policrisi, che investe l’intero pianeta, e rivela la complessità di un mondo in cui tutto è connesso, e incerto.

La crisi della modernità ha prodotto due tipi di risposte: da un lato, il postmodernismo, cioè non solo la fine della fiducia nel movimento ascensionale della storia verso mete migliori dell’umanità, ma anche la convinzione che non ci sia più storia o divenire, ma solo un “eterno ritorno” del già detto, del già pensato; dall’altro lato, risposte regressive come i fondamentalismi sia religiosi che tecnocratici, i nazional-populismi, i neoimperialismi.

Di fatto, il presente è diventato un assoluto. Viviamo in una tirannia del presente, che fa prevalere il pensiero e l’azione a breve termine. E l’accelerazione del tempo sociale, indotto dalla rapidità delle innovazioni tecnologiche, rende più difficile l’anticipazione di un qualsivoglia futuro, perché l’accelerazione tende ad annullare il tempo di attesa, le pause che permettono di pensare, di riflettere, di stabilire una strategia. Tutto diventa simultaneo e istantaneo.

Che fare?

Questa incertezza non deve solo farci rinunciare alle previsioni semplicistiche e deterministiche, deve soprattutto indurci ad affrontare la grande difficoltà di fondo: pensare la complessità del nostro tempo, e riflettere sulle ambivalenze del progresso.

Dobbiamo in primo luogo rigenerarla, l’idea di progresso.

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