Uscita recentemente la settima Mappa dell’Intolleranza, progetto ideato da Vox – Osservatorio Italiano sui Diritti, in collaborazione con l’Università Statale di Milano, l’Università di Bari Aldo Moro, Sapienza – Università di Roma e IT’STIME dell’Università Cattolica di Milano, il documento mostra come l’odio online si radicalizza, si fa più intenso, più polarizzato e come i mass media tradizionali hanno un ruolo centrale nell’orientare lo scoppio di “epidemie” di intolleranza.
La raccolta dati consiste nell’estrazione e geolocalizzazione dei tweet che contengono parole considerate sensibili, grazie a un software progettato dal Dipartimento di Informatica dell’Università di Bari, una piattaforma di Social Network Analytics & Sentiment Analysis, che utilizza algoritmi di intelligenza artificiale per comprendere la semantica del testo e individuare ed estrarre i contenuti richiesti identificando le zone dove l’intolleranza è maggiormente diffusa.
Ulteriore fattore di analisi è stato poi il livello di aggressività. Il software è stato “istruito” per estrarre i tweet più aggressivi, evidenziandone il livello di virulenza: la valutazione è stata orientata dalle categorie utilizzate dalla scala MOAS (Modified Overt Aggression Scale).
La mappatura ha coinvolto i mesi da gennaio a ottobre 2022 i cui punti salienti sono stati i primi mesi con la guerra in Ucraina e la conseguente crisi energetica, da considerare anche nella seconda parte dell’anno le elezioni politiche con il cambio di governo.
Da gennaio a ottobre 2022, sono stati estratti 629.151 tweet dei quali 583.067 negativi (il 93% circa vs. 7% positivi), nel 2021 invece sono stati estratti 797.326 tweet dei quali 550.277 negativi (il 69% circa vs. 31% positivi).
Tra le categorie più odiate al primo posto svettano le donne (43,21%), seguite da persone con disabilità (33,95%), persone LGBTQ+ (8,78%), migranti (7,33%), ebrei (6,58%) e musulmani (0,15%).
“Emerge sempre di più la necessità di educare all’uso dei social network e di ripensare le relazioni fra mass media, piattaforme social e utenti, al fine di prevenire forme sempre più radicali di odio, che possono superare i confini della dimensione online e tradursi in atti concreti come i femminicidi o i sempre più frequenti attacchi di bullismo” constata VOX Italia.
In generale, i picchi più alti di odio si sono avuti:
• Contro le donne, in occasione dell’elezione di Giorgia Meloni a presidente del Consiglio e della sua scelta di usare il maschile per il suo titolo. Drammatica, la concomitanza dei picchi d’odio con i femminicidi, come purtroppo le rilevazioni della Mappa dell’Intolleranza evidenziano da anni.
• Contro le persone con disabilità, in concomitanza con un’omelia di papa Francesco che invitava a considerare la disabilità una sfida per costruire insieme una società più inclusiva. E in seguito alla notizia di un taxista veronese, rifiutatosi di prendere a bordo un disabile.
• Nei riguardi delle persone LGBTQ+, in occasione del monologo di Checco Zalone al festival di Sanremo, che ha raccontato una favola LGBTQ, e in generale in concomitanza con aggressioni omofobe.
• Contro i migranti, in occasione degli sbarchi e dei discorsi di papa Francesco improntati all’accoglienza e all’inclusione.
• Contro gli ebrei, in occasione della Giornata della Memoria e ogni qualvolta si verifichino aggressioni contro ebrei, di stampo antisemita.
• Contro i musulmani, in occasione della sentenza per l’attentato a Parigi al Bataclan e dell’uccisione in Siria da parte degli americani di due dirigenti dell’Isis.
Le maggiori concentrazioni di discorsi d’odio e discriminatori si sono registrate in Nord Italia e nel Lazio (Antisemitismo); Piemonte, Nord Est ed Emilia (Islamofobia); Centro Nord, Centro e Centro Sud, in particolare, Bologna, Terni, Roma, Caserta (Misoginia); tutto il Nord e soprattutto nel veronese, Calabria (Omofobia); Nord Est e alto Lazio, con forte concentrazione a Roma, Puglia (Omofobia) e, infine, Nord Ovest, Emilia e Toscana (Disabilità).
VOX Italia scrive, “ad oggi stiamo dunque assistendo a una verticalizzazione del fenomeno di odio online, per il quale la diffusività iniziale ha lasciato il posto a un modello di dinamiche sociali sempre più incisive e polarizzate. A un allargamento delle possibilità di scelta delle piattaforme social, corrisponde una selettività maggiore di messaggi di esclusione, intolleranza e discriminazione. In relazione a questi aspetti, risulta utile sottolineare il ruolo giocato dai mass media tradizionali nell’orientare e influenzare questa tipologia di comunicazione e narrativa. A questo proposito, si ritiene utile e necessaria una riflessione futura di più ampio respiro sulla consapevolezza di questo ruolo e delle sue implicazioni sociali.”
Ricordiamo che è stato argomento di discussione di Paola Severini Melograni con Stefano Disegni nella puntata di O anche No del 5 febbraio 2023 che potete recuperare su Raiplay al link: https://www.raiplay.it/programmi/oancheno
Fonti:
https://www.retecontrolodio.org/2023/01/24/la-nuova-mappa-dellintolleranza-7/
