Riportiamo qui di seguito l’estratto di un articolo di Sergio D’Elia firmato per Nessuno Tocchi Caino
Ancora una volta la buona novella giunge dalla terra dove l’antica vicenda di Caino e Abele ha conosciuto nei tempi più recenti momenti di terribilità sia nei delitti sia nelle pene. E giunge alla fine dell’anno, nel giorno di San Silvestro, il papa che secondo un’antica leggenda salvò Roma da un terribile drago che sul Palatino mangiava i cristiani. Silvestro gli serrò la gola con un filo di lana e il mostro smise di mordere.
La bella notizia è che il Presidente dello Zimbabwe Emmerson Mnangagwa ha firmato la legge che elimina per sempre la pena di morte e salva i 63 prigionieri in attesa di finire nelle fauci del drago assassino. Un atto salvifico che segna anche simbolicamente la parabola felice di una vita.
Durante la guerra degli anni ‘60 contro il dominio coloniale, Mnangagwa fu arrestato, torturato e condannato a morte per aver fatto esplodere un treno. Insieme a lui furono arrestati e poi impiccati alcuni suoi compagni di lotta. Per un cavillo giuridico la sua sentenza capitale fu invece commutata in dieci anni di reclusione. Li ha scontati tutti in varie prigioni del Paese dove ha continuato i suoi studi per corrispondenza. Dopo il rilascio, è stato deportato in Zambia dove ha completato la sua laurea in giurisprudenza.
Alla fine del 2017, il Presidente Robert Mugabe è stato deposto dopo 37 anni al governo dello Zimbabwe e sostituito proprio da Emmerson Mnangagwa. Il cambio è stato significativo anche per la politica sulla pena di morte. Verso la fine del suo mandato, Mugabe aveva intenzione di riprendere le esecuzioni. Annunci erano stati fatti per reclutare un boia, visto che il ruolo era rimasto vacante dal giorno dell’ultima esecuzione, il 22 luglio 2005, quando una donna, Mandlenkosi “Never” Masina Mandha, è stata impiccata dopo essere stata condannata per omicidio.
Mnangagwa, viceversa, è stato chiaro nella sua opposizione all’uso della forca. Lo aveva ribadito anche a noi di Nessuno tocchi Caino quando lo abbiamo incontrato nel corso di una missione volta a portare lo Zimbabwe a votare a favore della Risoluzione ONU sulla moratoria delle esecuzioni capitali.
“La pena di morte è la negazione ultima dei diritti umani e un omicidio a sangue freddo e aberrante di un essere umano da parte dello Stato in nome della giustizia,” ha detto.
