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venerdì, 16 Ottobre, 2026

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Andrea Angeli, il diplomatico che sfidò la guerra per salvare vite a Sarajevo

Durante l’assedio di Sarajevo, nel cuore dei Balcani devastati dalla pulizia etnica e dal genocidio, Andrea Angeli — funzionario italiano delle Nazioni Unite — scelse di non restare spettatore. Come ricorda Gariwo, la foresta dei Giusti, Angeli fu tra i primi a mobilitarsi per proteggere civili e colleghi in pericolo, intervenendo per mettere in salvo Rosaria Bartoletti e altre persone minacciate dalla violenza dei nazionalismi.

La sua figura è oggi inserita da Gariwo tra i Giusti nei Balcani, accanto a coloro che, in mezzo alla guerra e all’odio etnico, hanno scelto la strada del coraggio e dell’umanità, difendendo i valori universali della solidarietà e della vita.

Il suo profilo completo si può leggere qui

Ricordiamo qui il libro di Andrea Angeli, “Fede, ultima speranza. Storie di religiosi in aree di conflitto”, edito da Rubbettino

L’esplosione di conflitti fa riaccendere la fede religiosa nelle popolazioni coinvolte, in uomini e donne alla ricerca di speranza e consolazione. Si riscoprono antiche devozioni, ci si riavvicina a sacerdoti, suore, pope ortodossi, imam, rabbini. A volte sono scelte genuine, in altri casi quasi obbligate perché i religiosi non abbandonano il campo, rimangono in prima linea pronti ad assistere gli indifesi, anche a costo della propria vita. Il racconto di chi è stato per trent’anni in missione di pace e di religiosi sulla linea di fuoco ne ha incontrati molti, dal Cile all’Iraq, dalla Cambogia a Timor Est, dai Balcani all’Afghanistan. Intrepidi missionari, suore-rambo, cappellani militari, vescovi trascinatori, monsignori fuori dal coro, austeri diplomatici vaticani ma anche archimandriti sotto assedio e rabbini erranti, tutti descritti da chi li ha conosciuti in prima persona nei momenti più drammatici della loro opera pastorale. I testimoni di pace, come ha recentemente detto il presidente Sergio Mattarella ricordando padre Dell’Oglio, sono protagonisti della storia. Vale quindi la pena rivisitare e approfondire le loro figure. Prefazione del cardinale Camillo Ruini.

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