Adriano Sofri, scrittore, opinionista e attivista italiano, ex leader di Lotta Continua, scrive per il quotidiano "Il Foglio" la storia di Fabrizio Minini, operatore della Croce Rossa di Ginevra dalla sua giovinezza fino alla sua ultima missione in Ucraina.
Fabrizio nasce a Breno in Val Camonica, provincia di Brescia, ha una grande passione per i viaggi e frequenta un Liceo Linguistico in cui studia inglese, francese e tedesco.
Comincia a frequentare la Caritas locale che accoglie i rifugiati della Bosnia.
Appena diciottenne e patentato inizia a guidare furgoni a Mostar, poi a Sarajevo, affascinato dai Balcani ci tornerà in un viaggio di un anno, fino al Montenegro e all’Albania. Intanto lavora come muratore, poi in acciaieria, poi falegname e in un mobilificio artigianale. Sarà così per dieci anni fino a che in Valle è la volta dell’accoglienza agli orfani ucraini dall’orfanotrofio di Gorodnya.
Si decide di dedicare la vacanza estiva a restaurare l’orfanotrofio con gli ex alpini della Valle. Nelle estati del 2003 e del 2004 Fabrizio va in Mozambico e Minini ricorda la missione dicendo: “l’impegno più drammatico riguarda i bambini di strada”.
Nel 2007, Fabrizio ormai trentenne, tramite un’associazione, “Domani-Zavtra”, creata a Darfo Boario Terme, di offre di completare la casa che l’ETS aveva comprato per aiutare i bisognosi del territorio all’incrocio fra Ucraina Russia e Bielorussia.
Finita l’operazione nei Balcani parla con un operaio bresciano in partenza per il Senegal, per costruire l’Hotel Radisson e data la sua precedente esperienza come falegname e la sua conoscenza nella lingua francese, l’uomo gli chiede di andare con lui. Fabrizio così passa un anno a Dakar e fa un’esperienza di cura della malaria.
Successivamente un medico della Valle gli racconta di un dispensario in quello che diventerà il Sud del Sudan e della loro intenzione di voler farne un ospedale. Lì collabora con una giovane kenyana di Médecins sans frontières, insieme comprano dei kit per fare i parti in modo sicuro e li donano piochè in quegli anni mortalità di partorienti e neonati era altissima: "ne comprammo tremila in Kenya, la ragazza li portava a madri e ostetriche tradizionali. Qualche vita l’abbiamo salvata” riporta nel suo articolo Sofri.
Tornato a Milano fa un colloquio per Emergency, lo prendono, il suo primo impiego regolare, e va un anno in Sierra Leone, a Freetown in cui c’è l’unico ospedale chirurgico della zona. A seguire un cardiochirurgo e degli infermieri pediatrici torinesi di una piccola ONG gli propongono di curare lo stanziamento in Somaliland, nella capitale Hargeisa, costruisce un ospedale e diventa capo missione. Completato l’insediamento va prima in Libano per conto del Gruppo di volontariato civile bolognese e poi in Iraq per tre anni lavorando per la Danish refugee council.
Alla fine nel 2017 fa un colloquio con la Croce Rossa, lo mandano a Giuba ancora nel Sud Sudan. Dopo alcuni anni, Fabrizio usa il numero di giorni aggiunti alle ferie e vola in Portogallo, a Coimbra l’operatore mette un piede in fallo, cade e finisce in coma per dieci giorni e poi in terapia intensiva.
Svegliato dal coma e guarito gli mettono un busto addosso, ed è di nuovo in Sud Sudan. Altri due anni, fino al 2019. Si laurea con la tesi intitolata: “L’impiego dei droni per uccisioni mirate e la sua controversa legittimità internazionale”, l'autore commenta: “L’ho letta col fiato sospeso, e ho respirato di sollievo alle ultime due righe”.
Poi la Croce Rossa gli propone l’Ucraina, e arriva il Covid, e fino all’aprile ’21 si muove tra gli intervalli di 16 quarantene raccontando poi della sua esperienza dice a Sofri che l'ha trovata: “Molto diversa. La prima, Luhansk, molto sovietica. C’era una signora, la Russia in persona, che non nascondeva la sua animosità”.
A Odessa mandavano gli aiuti attraverso la Croce Rossa nazionale ucraina che “Contano soprattutto sui volontari, non si sono ritirati anche quando erano più esposti al tiro, più vessati dagli occupanti: arrestati, interrogati, maltrattati, come a Kherson” spiega per poi aggiungere “a Kherson, dopo la ritirata, una volontaria è stata uccisa da un missile russo davanti alla sede della Croce Rossa ucraina.”
Sofri scrive infine “Così dunque, per chi fosse interessato, si può diventare un Internazionale. Adeguare la propria vita ai disastri del mondo e fare del proprio meglio, oppure, nel caso peggiore, abituarsi al meno peggio. Arrivederci a Kandaha”.
