L’intervista sul Corriere della Sera a Lamberto Frescobaldi, presidente dell’Unione Italiana Vini e della storica azienda vinicola Marchesi Frescobaldi, affronta il delicato momento che il settore del vino sta attraversando a causa delle politiche commerciali tra Europa e Stati Uniti. Frescobaldi si mostra preoccupato, ma meno pessimista rispetto a prima, evidenziando un certo ottimismo derivante dai recenti colloqui con i produttori e distributori americani, che hanno mostrato apertura a trovare soluzioni. Alcuni, infatti, si sono detti disposti ad accettare parte degli aumenti derivanti dai dazi. Frescobaldi sottolinea come anche gli importatori americani temano le conseguenze della possibile mancanza di vini europei, con il rischio di vedere il mercato crollare.
Frescobaldi spiega che, pur cercando soluzioni azienda per azienda, il settore si sta affidando alla diplomazia europea e ai buoni rapporti tra la premier Meloni e Trump. Un punto positivo emerso è che i liquori sono stati esclusi dalla lista dei prodotti da tassare, il che potrebbe favorire la rimozione o la revisione del dazio del 20% sui vini italiani. Il presidente esorta i produttori a mantenere calma e determinazione, ricordando che il mercato americano è vitale per entrambi i settori, ma ogni euro di vino importato dall’Italia genera 4,5 euro di fatturato negli Stati Uniti, rendendo la situazione critica per entrambe le parti.
Riguardo alle grandi aziende americane con interessi in Italia, come Constellation, Frescobaldi ritiene che al momento abbiano ridotto al minimo la loro attività, aspettando di vedere l’evoluzione della situazione. Le cantine italiane che più soffriranno sono quelle che producono vino senza un brand forte, basandosi solo sul nome del vitigno. Secondo Frescobaldi, i vini legati al territorio, come il Taurasi, saranno meno colpiti, e l’invito per le cantine italiane è di concentrarsi su questi prodotti unici, piuttosto che sui varietali comuni.
Il presidente sottolinea che le cantine che dipendono troppo dal mercato americano saranno le più colpite, ma se l’export verso gli Stati Uniti è inferiore al 30%, è possibile diversificare i mercati. Se, invece, il mercato americano è troppo dominante, la crisi sarà più difficile da affrontare. Infine, Frescobaldi ritiene che paesi come Australia e Nuova Zelanda non possano realmente beneficiare della situazione, poiché anche loro sono soggetti a dazi elevati. Guardando al futuro, il presidente esprime incertezze, ma spera che l’azione politica di Trump possa rafforzare l’unità europea.
