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sabato, 17 Ottobre, 2026

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Guerra in Ucraina. Vattani: «Dobbiamo porci la domanda sul “come” riportare la pace» di Emanuele Boffi

Umberto Vattani, diplomatico italiano e due volte ex Segretario generale del Ministero degli affari esteri dell'Italia nel 2001 e nel 2004, è stato intervistato da Emanuele Boffi, inviato del periodico “Tempo” riguardo alla guerra tra Russia e Ucraina ormai in corso da circa undici mesi (dal 24/2/2022) e che non sembra in procinto di fermarsi. 

Il giornalista inizia citando Gian Micalessin, suo collega, il quale su Il Giornale riassume la situazione attuale dicendo che: “La nuova prospettiva è la guerra infinita” e aggiungendo inoltre come il New York Times sospetta che gli Stati Uniti siano intenzionati ad autorizzare l’Ucraina a utilizzare le armi americane per colpire la Crimea. Detto questo, si può facilmente dedurre che al contrario, si sta procedendo verso la direzione opposta. 

Una volta contestualizzata la situazione, l’inviato chiede a Vattani che cosa sia la pace. 
“[…] E’ più facile definire la guerra che la pace. La pace non è una specifica condizione sociale o politica orientata alle relazioni amichevoli ma una realtà caratterizzata da ambiguità e complessità […]”.

L’’ambasciatore spiega che la pace intesa come “assenza di conflitti, una situazione di perfetta armonia, di rapporti idilliaci dove tutti si vogliono bene” è un mondo ideale perché “ […] la natura umana è tale perché gli individui […] portano avanti interessi divergenti. I conflitti […] costituiscono una componente inevitabile della vita. […] A volte, per preservare la pace serve la forza […]. Il progresso avviene spesso attraverso continue mediazioni e quasi sempre con l’individuazione di soluzioni innovative”. 

Operare per la pace “può farci sentire dalla parte dei giusti, ma non ci fa fare un passo verso la conquista di una condizione di pace stabile e durevole. Il punto è come attenuare i conflitti, come risolverli, come minimizzarli e come gestirli prima che precipitino nella […] guerra”.

Vattani la definisce come “un processo, qualcosa che va riconquistato tutti i giorni” approfondendo, “se vuoi la pace devi elaborare in modo positivo, intelligente il conflitto, il che vuol dire accettare la complessità della realtà […]. Il conflitto non va negato, occorre governarlo. La guerra è la situazione paranoica in cui esplodono le tensioni che non riusciamo più a governare col dialogo o i compromessi.”

Prosegue dicendo che oggi, “fare la guerra” è più semplice che cercare la pace “la guerra annulla le differenze, fa prevalere solo un punto di vista, è il tentativo violento di imporre una certa visione del mondo […], seppellisce le differenze e la conflittualità sotto un cumulo di morti e di macerie”.
Affrontare la complessità e la conflittualità della guerra è il compito della diplomazia “un compito duro, non privo di sofferenza. Per risolvere un conflitto […] occorre trovare soluzioni; è un processo doloroso che implica rinunce, la comprensione del punto di vista altrui, la ricerca di compromessi, la sottrazione di beni, talvolta di territori.” La diplomazia, dice Vattani; è un lavoro che non finisce mai perché “bisogna continuamente ricalibrare il proprio punto di vista per ‘incontrare’ l’altro prima che avvenga uno 'scontro' da cui poi è difficile tornare indietro.”

Boffi chiede se data l’enormità della situazione ci si può attendere che gli ucraini vogliano parlare di pace?

“Li capisco, dopo tante sofferenze, perché dovrebbero rinunciare a qualcosa?” domanda Vattani, per poi proseguire,“chiedere di far cessare il conflitto di fronte agli enormi sacrifici sopportati può sembrare un cedimento, un atto di rassegnazione, di tradimento. […] Tutti constatiamo come le posizioni si siano indurite, con richieste […] sempre più estreme. Ma non possiamo sottovalutare che a marzo vi sarà una nuova escalation di violenze. Quindi io chiedo: fino a che punto le parti sono disposte ad accettare altri disastri, altre perdite di vite umane?”.

Mettere fine alla guerra “dipende dal fatto che questo conflitto sembra aver assunto le caratteristiche di una ‘Guerra giusta’, della democrazia contro un regime autocratico […]. Vista così, la guerra non potrebbe concludersi che con la sconfitta della Russia. Ora, nella storia nessuno ha mai sconfitto la Russia […]. Mosca […] non si è mai arresa. Né è pensabile che accetti oggi una tale umiliazione. E neppure è prevedibile che l’Ucraina possa essere sconfitta”.

L’ambasciatore riprende, “la diplomazia ha il compito, direi il dovere, di agire dietro le quinte […]. Diplomazia vuol dire parlare prima o poi con il nemico […]. Per fare questo occorre pazienza, riservatezza, acquistare la fiducia dell’uno e dell’altro contendente. È una ricerca difficile, richiede coraggio, implica dolorose rinunce” Vattani spiega che è nell’interesse delle parti riflettere su quale potrebbe essere l’esito finale: adesso l’Ucraina ricopre una posizione di forte influenza rispetto agli anni passati, la Russia è fortemente indebolita militarmente e isolata diplomaticamente, l'Europa ha subito un forte ridimensionamento dell’economia e le tensioni in atto tra Washington e Pechino (alleata della Russia) penalizzano ulteriormente il commercio internazionale.

Henry Kissinger, l’ex segretario di Stato americano, insiste anche su un ulteriore punto importante: l’obiettivo finale di questa guerra. 

“Bisognerà assolutamente ridisegnare uno scenario che garantisca la sicurezza a tutti, certamente in primis dell’Ucraina, ma immaginando soluzioni che non penalizzino eccessivamente la Russia” se non si affronta il problema della sicurezza con una nuova architettura, il paese rimarrà vulnerabile e la Russia continuerà a sentirsi minacciata.

Si parla anche del “Paradosso Nato”. Considerato che non è stata prestata sufficiente attenzione dall’Occidente agli avvertimenti di Mosca secondo cui l’avvicinamento della Nato ai suoi confini sarebbe stata considerata dal Cremlino una minaccia strategica, Richard Sakwa dell’Università di Kent, afferma che il centro del problema è “il fatidico paradosso secondo cui la Nato esiste per gestire i rischi creati dalla sua stessa esistenza”. 

Sulla posizione del mondo nel conflitto secondo Vattani esiste “un obbligo morale dei paesi europei […] di muoversi come ‘artigiani di pace’, per dirla con le parole del Papa, di intervenire per fermare questo eccidio”. Rinunciare è il vero delitto. 

Vattani definisce il primo punto di questo conflitto “dare voce a chi è senza voce. Prepararsi alla fine della guerra, ascoltare il grido d’aiuto di tanta povera gente che vive da quasi un anno in condizioni drammatiche, mediare tra opposti interessi per cercare una soluzione per i territori contesi per i quali si potrebbe proporre […] una qualche forma di autonomia eventualmente con il ricorso al principio dell’autodeterminazione”


Fonti:

https://www.tempi.it/guerra-ucraina-vattani-domanda-pace/

https://www.ilgiornale.it/news/politica/nuova-prospettiva-guerra-infinita-2107139.html

https://www.tempi.it/sta-per-cadere-il-veto-usa-sulla-crimea-l-ucraina-puo-attaccarla/?highlight=ucraina

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