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domenica, 3 Marzo, 2024

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“Il sogno americano di John Fitzgerald Kennedy, sessant’anni dopo” di Francesco Provinciali

Ciò che John Fitzgerald rappresentava per gli USA e per il mondo intero, il suo carisma, il fascino del “grande sogno americano” sono transitati nella memoria collettiva di chi visse quegli anni e presso gli storici e cultori postumi come una stagione irripetibile che riguardava l’America certamente ma anche il mondo intero. L’intervento di Francesco Provinciali, già dirigente ispettivo MIUR e Min. P.I.

Se alle 12:29 del 22 novembre 1963 la Lincoln Continental presidenziale – dove JFK sedeva in seconda fila – entrando in Dealey Plaza a Dallas avesse proseguito diritto su Main Street, come inizialmente era previsto, anziché svoltare a destra su Houston Street ad una velocità di circa 18 km/h, passando lentamente di fronte al deposito di libri della Texas School dove il suo assassino si era strategicamente appostato, forse il presidente Kennedy si sarebbe salvato da quel pericoloso viaggio elettorale in Texas, ricco di nefaste premonizioni e carico di un clima apertamente ostile a quella visita.

Ma John Kennedy che era consapevole dei rischi che correva – tanto da averne premonizione la stessa mattina – decise di affrontare il suo incerto e rischioso destino.

La storia non attende i ‘ma’ e i ‘se’ e compie inesorabile la sua parabola: tutto era stato orchestrato affinché in quel momento esatto a poche decine di metri di distanza Lee Oswald prendesse la mira e colpisse al collo e alla testa il Presidente che si accasciò tra le braccia di Jacqueline che gli sedeva accanto. La morte repentina al Parkland Memorial Hospital e ciò che avvenne quel giorno fatale – i dettagli macabri di quell’avvenimento, con i volantini listati ad un lutto annunciato, distribuiti alla folla lungo il tragitto che dall’Aeroporto di Dallas portava al luogo in cui John avrebbe tenuto il suo discorso, il rapido giuramento di Lyndon Johnson, le indagini, i depistaggi appartengono alla Storia di uno degli eventi più drammatici del ‘900. Compresa la successiva uccisione dell’unico indiziato – Lee Oswald – da parte di tale Jack Ruby. La televisione, per la prima volta nella storia, seguì una diretta non-stop per quattro giorni. L’assassinio del presidente Kennedy fu la più lunga ininterrotta sequenza di notizie nella storia dell’informazione giornalistica televisiva fino alle ore 9:00 dell’11 settembre 2001, quando i network trasmisero programmi in diretta per 72 ore consecutive, in seguito all’attacco terroristico al World Trade Center di New York e al Pentagono di Washington.

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