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mercoledì, 7 Ottobre, 2026

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Khartoum: la salute tra le macerie della guerra

Pubblichiamo qui un estratto tratto dal sito dei Missionario Comboniani a firma

Giovanni Putoto e Chiara Maretti – CUAMM 

Venerdì, 28 agosto 2026
La prima impressione è quella delle macerie. Edifici bruciati, sventrati, crivellati dai proiettili. Ministeri, banche, università, negozi, abitazioni. Interi quartieri portano ancora addosso i segni dei combattimenti che per oltre due anni hanno attraversato la capitale del Sudan. [Foto: Ospedale di maternità Saint Mary]

Siamo arrivati a Khartoum nei primi giorni di agosto per una breve missione di Medici con l’Africa CUAMM. Pochi giorni, certamente insufficienti per comprendere un Paese grande e complesso come il Sudan, ma sufficienti per raccogliere alcune immagini e, soprattutto, molte domande.

La guerra è dappertutto, anche quando non si combatte più.

Le memorie sovrapposte di Khartoum

Sulle grandi arterie della città campeggiano enormi poster, quasi ciclopici, con i volti dei protagonisti e degli eroi della guerra. Raccontano la vittoria dell’esercito e il ritorno della capitale sotto il controllo governativo.

Ma sotto questa nuova rappresentazione pubblica Khartoum conserva le tracce di altre storie.

Sui muri sopravvivono ancora i graffiti della rivoluzione del 2018-2019, alcuni segnati a loro volta dalle schegge e dai proiettili dell’ultima guerra. Volti e nomi ricordano i giovani che chiedevano libertà, pace e giustizia. Sono la memoria di una stagione di speranza che la guerra non è riuscita a cancellare completamente.

Poi ci sono i morti dell’ultima guerra. Ad Al-Thawra – “la Rivoluzione” – a Omdurman, come in altri quartieri della capitale, durante i combattimenti raggiungere i cimiteri era spesso impossibile. Si seppelliva allora dove si poteva: lungo le strade, davanti alle case, nei cortili e negli spazi pubblici. Piccoli tumuli e tombe improvvisate sono rimasti per mesi dentro la vita quotidiana dei quartieri. Con l’allontanarsi del fronte dalla capitale è cominciato anche il doloroso lavoro di riesumazione, e quando possibile, di identificazione e trasferimento delle salme nei cimiteri.

È difficile non essere colpiti da queste memorie che si sovrappongono nello stesso spazio urbano: i graffiti della rivoluzione civile e dei suoi martiri, le tombe della guerra iniziata nell’aprile 2023 e, poco più in là, i giganteschi cartelloni che celebrano la vittoria militare. Tre stagioni della storia recente del Sudan convivono oggi nelle stesse strade.

Per chi arriva da fuori la tentazione di interpretare tutto è forte. Ma sarebbe presuntuoso farlo dopo pochi giorni. Meglio guardare, ascoltare e cercare di capire.

Una cosa, tuttavia, appare evidente: Khartoum sta tornando a vivere più rapidamente di quanto stiano tornando a funzionare i suoi servizi.

L’articolo completo si può leggere a questo link

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