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mercoledì, 7 Ottobre, 2026

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La Comunità Papa Giovanni: preoccupati per fragili e soli

La legge della Regione Veneto sul suicidio assistito «trasforma il Servizio sanitario nazionale in un luogo in cui si può anche dare la morte, accettando che sia il medico a diventarne esecutore». Lo afferma in una nota la Comunità Papa Giovanni XXIII, unendosi all’«amarezza» espressa dal patriarca di Venezia Francesco Moraglia per la decisione politica. «Sul piano culturale – dice il presidente Matteo Fadda – è un passo ulteriore verso l’accettazione del suicidio come opzione normale, con conseguenze che nel tempo rischiano di travalicare i confini oggi tracciati dalla norma». «La nostra preoccupazione più grande – aggiunge Fadda – va alle persone fragili e sole: chi affronta la vecchiaia e il suo epilogo senza poter contare su un vero accompagnamento umano e affettivo. Da cinquant’anni, con don Oreste Benzi prima e oggi nelle nostre case famiglia, le realtà di accoglienza e famiglie semplici, condividiamo la vita con chi è più fragile, e sappiamo che i confini di ciò che si definisce “sofferenza insopportabile” sono in gran parte soggettivi e mutevoli». C’è infatti «il rischio concreto che i criteri per accedere al suicidio assistito si allarghino progressivamente, come del resto molti tra i sostenitori stessi di questa legge auspicano apertamente», altro concetto espresso da monsignor Moraglia che l’Associazione rilancia e fa suo. «Come Comunità – conclude Fadda – rinnoviamo la nostra disponibilità a collaborare con le istituzioni perché nessuno si senta un peso nella fragilità» e «chiediamo che l’obiezione di coscienza sia effettivamente garantita».

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