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martedì, 16 Aprile, 2024

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Niccolò Agliardi racconta la storia di Giacomo Sartori in un podcast: “Tutti noi siamo fallibili”

La storia di Giacomo Sartori è una di quelle che rimangono dolorosamente in testa, è difficile non pensarci. A ventinove anni, è scomparso dopo aver subito il furto del suo zaino in un locale di Porta Venezia, a Milano. Ha salutato gli amici e fatto perdere le sue tracce. Il corpo è stato trovato senza vita una settimana dopo nelle campagne del Parco del Ticino, vittima di un gesto autolesivo. Le domande rimaste senza risposta, soprattutto quelle di chi è rimasto dopo di lui, sono al centro di un nuovo podcast: A domani – La scomparsa di Giacomo, di Niccolò Agliardi, prodotto da Vois e disponibile dal 26 settembre su tutte le piattaforme audio e streaming.

Niccolò Agliardi, cantautore e compositore, vincitore del Golden Globe insieme a Laura Pausini e Diane Warren nel 2021, sceglie per la prima volta la forma audio per raccontare con delicatezza la vicenda di Giacomo Sartori. Un ragazzo che non era molto diverso dagli altri, perché, come dice lo stesso autore: «Tutti siamo stati colti almeno una volta nella vita da quella paura di fallire capace di spingerci in una voragine pericolosa». Non si tratta di un podcast crime, anche se ha degli elementi in comune con il genere, ma di un susseguirsi di voci che cercano di raccontare chi era questo giovane uomo, quale mistero e motivi ci siano dietro la sua morte.

Niccolò Agliardi, come mai ha scelto la forma podcast? «Ho iniziato a scrivere un romanzo con al centro il tema della resa, ma non mi stava venendo molto bene. Stavo lavorando a singhiozzo, poco convinto. Poi sono inciampato nella storia di Giacomo e, nel mio misticismo piuttosto laico, ho pensato che fosse la storia giusta da raccontare. L’ho sentita tanto potente in me e quindi ho interrotto la scrittura del libro. Ho scelto l’audio perché sentivo il bisogno di una dimensione collettiva, di sentire le voci delle persone che hanno vissuto, a differenza mia, quella vicenda».

Quanto tempo c’è voluto per realizzarlo? «È stato un processo lungo e non semplice. Alla fine ci sono voluti un anno e sette mesi di lavoro».

È stato faticoso convincere i familiari e gli amici di Giacomo a partecipare al podcast? «Difficilissimo. Perché io stesso non avevo le idee chiare su cosa sarebbe venuto fuori da questa ricerca. Quando mi chiedevano: ” Sì, ma cosa vuoi fare?” La mia risposta era evasiva e farraginosa. Ma hanno compreso le mie intenzioni. Il fratello di Giacomo, Tommaso, inizialmente ha rifiutato con grande garbo, chiedendomi di non fare nulla finché non avessero deciso loro di parlare».

Cosa l’ha colpita di questa storia? «È una vicenda che va molto più in là di un banale fatto di cronaca nera. Racconta di un esercito di trentenni invisibile alla politica, alla società, e del suo rapporto con la fallibilità. Sensazione che di per sé non è né tragica, né distruttiva, non giudica e non è giudicata, ma semplicemente ammacca tutti. E dovremmo essere in grado di parlarne. È un tema universale e singolare al contempo. Siamo abituati a raccontare l’essere vincenti, o vincitori, ma ci sono tante persone alla ricerca della felicità, che non hanno il privilegio o il coraggio di parlare della parte in ombra. Giacomo, secondo me, non ne ha avuto il tempo».

Tra i protagonisti di questo podcast c’è anche Milano, una città complessa in cui vivere oggi. «Io mi ritengo fortunato, ma mi rendo conto che questo luogo richiede uno sforzo disumano per sopravvivere, ancor prima che vivere. Chiede delle cose che non sono compatibili con un’anima fragile come molti sono, come Giacomo era: ritmi indecenti, la mancanza di riposo, le costanti sollecitazioni, la necessità di essere a tutti costi mostrato come vincente. Ed è ancora più difficile per chi viene da fuori, per chi non ci è cresciuto».

Dal punto di vista sonoro, come ha lavorato? «Insieme a me ci sono sempre Giacomo e Tommaso Ruggeri, con cui collaboro da 14 anni. Quello che ne è uscito sono tutte sonorità originali, non c’è niente di campionato. Come io ci ho messo più di un anno con la scrittura, anche per le musiche il lavoro è stato lunghissimo».

C’è una lezione che ha imparato dopo questo lungo viaggio nella storia di Giacomo? «Penso di essere una persona mediamente garbata. Ma dopo questo racconto ho capito che vale la pena essere ancora più gentili. Non siamo solo i nostri successi, ma ciascuno di noi ha una parte più folle, fragile e zoppicante, che va accolta e di cui c’è necessità di parlare apertamente, senza tabù».

Giulia Perona


Fonte: https://www.oggi.it/people/spettacoli/2023/09/27/niccolo-agliardi-racconta-la-storia-di-giacomo-sartori-in-un-podcast-tutti-noi-siamo-fallibili/

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