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venerdì, 16 Ottobre, 2026

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Noi siamo onorati di essere amici del Rav Riccardo Di Segni

Riportiamo qui di seguito un articolo di Alberto Melloni sul Corriere della Sera, che ringraziamo per questo importante articolo.

Domani fra i milioni di persone che parteciperanno al funerale di papa Francesco, ce ne saranno molte di statura alta. Figure che hanno goduto senza vanterie della sua amicizia o che hanno patito mitemente le sue imperiosità o che hanno assecondato la sua lotta per essere non tanto il Papa «della gente» (quella era la principessa Diana), ma un cristiano che per fede vede nella carne e nello sguardo del povero la vera carne e il vero volto del suo. Poi fra milioni di persone di alta statura morale ce ne sarà una più alta di tutte. Un mite gigante barbuto, al quale la Chiesa cattolica non sarà mai abbastanza grata: ed è il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni. Di Segni, erede dal 2001 di un uomo straordinario come Elio Toaff, ha portato quella eredità con la sua autorevolezza, spigolosa ed elegante. Non ha mai cercato di zuccherare il «dialogo», con nessuno. Non ha mai nascosto la difficoltà e non è mai stato tentato dalle scorciatoie sentimentali. Tanto meno dopo il 7 ottobre. Quell’aggressione avrebbe dovuto far aprire gli occhi sui golpisti («figli di cani», dice Abu Mazen) dell’Hamas: nei luoghi occupati hanno ucciso «tutti», come in un genocidio in miniatura e, prendendo in ostaggio 253 israeliani e due milioni di palestinesi, hanno aperto la porta alla guerra senza quartiere. E quella guerra ha rinfocolato un odio di cui si sentono bersaglio gli israeliani pro Netanyahu, quelli che lo detestano, gli ebrei di ogni dove. Il peso di questo odio la Chiesa non lo ha portato. Francesco ha intuito il valore di quella telefonata quotidiana al parroco di Gaza, ma non ha trovato il modo di dare un abbraccio credibile al padre dei fratellini Bibas o al rabbino capo di Israele. C’erano dunque buone ragioni perché l’ebraismo italiano si astenesse dal partecipare a un funerale collocato – con un passo falso clamoroso – di Shabbat. Invece Rav Riccardo (e con lui la quasi omonima presidente delle comunità Noemi Di Segni) ha deciso di andare, forzando usanze e prudenze, con un gesto di indimenticabile carità verso la Chiesa. L’ebraismo intatti, non ha bisogno del cristianesimo, né per pensarsi, né per esistere. Per il cristianesimo i «correligionari di Gesu» (cosi Roncalli chiamava gli ebrei) non sono il partner di un «dialogo», ma il sacramento di tutte le alterità. Che con i passi di un gigante si fa vicino nei giorni del lutto e della scelta, ricordando agli elettori il punto di un capitolato elettorale che sarà lungo.

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