“Quest’estate è riemerso un dibattito sulle armi, con posizioni nuove da parte del Cancelliere tedesco Olaf Scholze e di Elly Schlein. La segreteria del Pd si è detta favorevole al rinvio di cinque anni dell’obiettivo del 2% del Pil per le spese militari. E’ un segnale importante”. Parola di Paolo Ciani segretario di di Demos e volontario di Sant’Egidio, eletto nelle liste del Pd e voluto dalla segretaria vice capogruppo a Montecitorio.
Onorevole, il dibattito si sta riaprendo?
La riflessione sta crescendo, a causa di un clima di guerra nel quale ci troviamo da più di un anno e mezzo. La crisi economica e sociale si sta allargando, personalità come Papa Francesco stanno insistendo per la pace e il disarmo.
Schlein aveva già detto di essere contraria all’aumento delle spese militari.
Stavolta l’ha fatto in maniera più netta. E poi c’è un clima che sta cambiando. Il mondo cattolico e di sinistra porta avanti da tempo queste riflessioni. Prima dell’invasione russa stavamo facendo una campagna sulla moratoria delle armi nucleari e sulla proliferazione in generale.
Ma a luglio il Parlamento europeo ha approvato l’Asap, strumento con cui è possibile finanziare armi con i fondi del Pnrr. Gli europarlamentari del Od in grande maggioranza votato si.
Su questo non ci siamo già espressi in maniera negativa. Il problema è che l’Industria bellica in questi anni è molto cresciuta a prescindere dalla guerra in Ucraina. Io e tanti di noi veniamo da una cultura che è quella di Raul Folerau. Lui diceva: “Datemi i soldi di due bombardieri e debellerò la lebbra in Africa”. Parole che tornano fondamentali in un momento in cui in Italia si discute di spendere 4, se non 6 miliardi per 200 carri armati. Vale la pena spendere tutti questi soldi per le armi e non, per esempio, per investimenti sulla sanità?
