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lunedì, 12 Ottobre, 2026

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Se l’anoressia diventa un reality

Su Il Corriere della Sera di mercoledì 5 marzo il giornalista Paolo Di Stefano firma un importante articolo intitolato “Se l’anoressia diventa un reality”, che mette bene a fuoco un problema di cui più volte ci siamo occupati su Angelipress e con O anche No riguardante la spettacolarizzazione del dolore. Riportiamo qui di seguito alcuni stralci dell’articolo.

Il 15 marzo sarà la giornata della lotta contro i disturbi del comportamento alimentare. C’è una docuserie, «Fame d’amore», che va in onda da cinque anni su Rai Tre. È condotta da Francesca Fialdini e racconta storie vere di ragazze e ragazzi dentro centri terapeutici,
tipo quello di Piancavallo. Domenica scorsa la protagonista era Ludovica, che soffre di anoressia nervosa. Ludovica rivela persino il suo peso più basso, ed è noto che in questo ambito l’ultima cosa da dire in pubblico è il peso del corpo.

Ora, c’è da chiedersi se sia lecito, sia pure (si presume) con il libero consenso delle interessate, filmare situazioni cosi intime e tragiche. Perché la ragazza si fa riprendere in quello stato? E a che scopo? A chi è rivolto il programma? Alle famiglie?
Ai malati?

Il sospetto è che «Fame d’amore» finisca per sollecitare il confronto e l’emulazione. Forse è inadatta la formula così ambigua, mista tra confessione sincera e recitazione. Essendo questi disturbi strettamente legati all’apparire e al disagio dell’apparire, ci si chiede se la tu sia il mezzo giusto per trattarli, per di più in forma di reality show, dove con la realtà non manca, appunto, lo show.

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