Massimo Iondini su Avvenire di oggi, sabato 15 febbraio, firma un articolo importante intitolato: Severini Melograni: «La disabilità in tv? Sia sacra». Lo riportiamo qua di seguito
Appena esplosa la metaforica “bomba atomica” del Teatro Patologico nella terza serata del Festival, con il pubblico in piedi a tributare una standing ovation agli attori guidati e capitanati da Dario D’Ambrosi, Carlo Conti ha voluto ringraziare la capofila in Rai della televisione più sociale, autentico emblema del servizio pubblico. Fu infatti lei, Paola Severini Melograni, nove anni fa, proprio al Festival di Sanremo e proprio con la conduzione di Carlo Conti, a dare il la a una virtuosa ed esemplare “tradizione” portando sul palco dell’Ariston l’allora sconosciuto Ezio Bosso. Era il 10 febbraio 2016 quando infiammò la platea del Festival con la sua esibizione al pianoforte con un suo brano, lui affetto da una forma grave di neuropatia motoria multifocale che gli costò infine la vita il 14 maggio 2020, a soli 48 anni. E quel commovente e accorato appello di Bosso a concepire la vita e la musica in un solo modo, “insieme”, Conti ha voluto che risuonasse anche all’inizio di questo Sanremo 2025 così come il suo grazie giovedì sera alla Severini Melograni, che gli dette l’opportunità di far salire sul palcoscenico più importante della televisione italiana il tema della disabilità e della centralità dell’inclusione. L’anno dopo la giornalista, scrittrice, autrice e produttrice televisiva romana fece il bis portando a Sanremo il gruppo musicale dei Ladri di Carrozzelle che con il loro rock aprirono la serata della finalissima. Ancora Carlo Conti al timone e ancora un successo clamoroso, con la straordinaria performance di questi musicisti diversamente abili. Ed ebbe così inizio una nuova provvidenziale stagione per il servizio pubblico, con la Rai impegnata a sensibilizzare sempre più gli italiani sul tema cruciale della disabilità e dell’inclusione il cui programma capofila è ormai da cinque anni (la prima puntata andò in onda su Raidue il 23 febbraio 2020, ora va in onda la domenica mattina su Raitre) O anche no, ideato e condotto da Paola Severini Melograni che l’anno scorso ha pubblicato anche un volume con lo stesso titolo, presto nelle librerie in una edizione aggiornata (Castelvecchi). « Mi sono molto spesa in quel lontano 2016 perché Ezio Bosso salisse sul palco di Sanremo – ricorda l’autrice, che è anche direttrice di Angelipress.com il primo portale italiano di cultura e informazione sociale -. Sapevo infatti che avremmo dato il via a un cambiamento nel mondo della comunicazione e quindi culturale. Considerando anche che noi italiani siamo naturalmente solidali e umanamente aperti, grazie anche a un radicato humus cattolico. Non è un caso se già nel 1977 in Italia furono chiuse le scuole speciali, mentre in Francia ancora ci sono. Così come siamo stati i primi al mondo a chiudere i manicomi grazie alla intuizione di Franco Basaglia, con cui ho avuto il privilegio di lavorare». Una inclinazione, quella italiana, che va però coltivata. I semi attecchiscono e fruttificano nel terreno soltanto se c’è la necessaria cura. Cura che richiede a monte una intrinseca autentica vocazione, corroborata da capacità e professionalità. « In un ambito delicato e sensibile come quello della disabilità non si può improvvisare – sottolinea Severini Melograni -. I temi e le situazioni vanno affrontati con estrema attenzione e perizia perché è alto il rischio che si raccontino impropriamente le invece sottilissime dinamiche personali e familiari di chi ha a che fare con questa problematica che investe infiniti aspetti della vita. E quando c’è un approccio sbagliato a livello comunicativo e divulgativo le conseguenze possono essere davvero molto pesanti e compromettere anche anni e anni di sforzi e impegno a livello di sensibilizzazione. Bisogna stare molto attenti quando si realizza un programma così specifico. Non è intrattenimento. Chi ne parla deve sapere di cosa si sta trattando, ci vuole competenza e adeguata sensibilità. E soprattutto chi se ne occupa ci deve credere per davvero. Parlare di disabilità non può diventare un tema alla moda, non può esserci rischio di spettacolarizzazione. Con le vite non si scherza e la disabilità è una materia sacra».
