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lunedì, 12 Ottobre, 2026

fondato e diretto da Paola Severini Melograni

“Una nuova società” di Federico Capranica

Una mattina, al supermercato, incontro il mio amico con la figlia 17enne.

Gli dico: “Che carina, e scommetto che sta tutto il giorno su facebook”.

Mi risponde lui: “Guarda che su facebook ci stiamo noi vecchi, queste stanno su Instagram, Tik Tok, ecc”.

Per un po’ rimango a rimucinare su quella frase.

Poi a casa vado su internet a documentarmi un po’.

Capisco che ormai sono un “boomer” conclamato.

Non sto qui a spiegare a voi anziani 50enni (e più) che cosa vuol dire, vi basti pensare che così siamo chiamati noi, dalle nuove leve della società.

Le società, del resto, più o meno ogni ventennio, cambiano.

Qualche volta con le sparatorie in piazza, più spesso silenziosamente e non ce ne accorgiamo finché non è troppo tardi.

O meglio, tardi per noi.

Qualche volta a cambiare i modelli pregressi sono proprio i vecchi marpioni.

In televisione, per esempio, o su Internet, visto che ormai ha invaso la nostra vita.

Vedi quel vecchiaccio di Boncompagni che nel 19845 operò un cambiamento epocale sulle riprese video del suo programma con le ragazzine di Ambra Angiolini.

Mi direte che è più significativo e allarmante l’utilizzo bieco delle ragazzine in TV, che prima erano inesistenti, piuttosto dei cambiamenti estetici delle riprese televisive.

Ma c’è un altro fattore di cambiamento che è stato poco avvertito dagli intelligentoni critici di TV: le riprese, che fino a quel giorno erano di tipo teatrale, con telecamere ben nascoste e tutto ben confezionato e incipriato (qualche volta anche il pubblico stesso, vedi Falqui), di colpo cambia: telecamere ben in vista, studio aperto allo sguardo dello spettatore, totale estemporaneità , anche quella più stupidina.

Allora pensai: che schifezza, non funzionerà.

Del resto anche il suo “compare” Arbore, nei suoi show televisivi degli anni ’80 di straordinario successo, faceva credere agli utenti che tutto era estemporaneo, soprattutto in musica, dove, ad una parola precisa di uno degli ospiti attori, partiva miracolosamente l’orchestra con il brano a cui si riferiva quella parola, così, senza prove estenuanti, perché doveva sembrare improvvisato.

Conoscendo poi il personaggio Arbore, avrei capito a mie spese che razza di pignolo isterico fosse sulle estenuanti prove musicali.

Ma quello che doveva apparire poi in TV doveva, ripeto doveva, sembrare estemporaneo.

Anche qui pensavo che non avrebbe funzionato.

Mi sbagliavo ancora.

Mi sbaglio quasi sempre, come sociologo amatoriale capisco bene i meccanismi, ma toppo sempre sugli esiti futuri che questi avranno sull’utente.

Quindi anche lì mi sbagliavo, almeno su quella che sarebbe stata una rivoluzione estetica delle TV.

Pochi anni prima un cambiamento ancora più nefasto in TV lo avrebbe apportato Berlusconi.

In breve, non me ne vogliano i sociologi seri, la differenza sostanziale tra la RAI dell’epoca e le nuove televisioni berlusconiane era che la RAI democristiana operava, verso l’utente, un sistema “educativo” (ne sono a riprova le trasmissioni di Alberto Manzi, i documentari, gli sceneggiati teatrali, tutti coperti da una censura bigotta e attenta), mentre quella berlusconiana era tutta incentrata sul soddisfacimento degli appetiti grossolani di un popolo, che, parliamoci chiaro, così è.

Da lì in poi è stato tutta una corsa in discesa verso il basso degli appetiti degli utenti, compresa la fetta enorme dei giovani.

Ecco che spunta quindi la De Filippi con “Amici”.

Ma per non scordare la fetta di utenza “boomer”, ecco anche le trasmissioni sugli intrecci amorosi dei maturi, quasi una serie sulle RSA…

La De Filippi aveva imparato bene la lezione di suo marito Costanzo, che aveva inzeppato le sue trasmissioni di personaggi sconosciuti, o meno, ma tutti pronti alla bagarre e all’effetto mediatico che l’esposizione in televisione avrebbe apportato notorietà a loro stessi.

Quasi una corte dei miracoli, che però tanto piaceva e piacerà sempre all’utenza media.

Per arrivare al grottesco più sfacciato di una Barbara D’Urso che ci insegna come lavare le mani in piena pandemia…

Vi evito i miei pensieri su quello che è stata la gestione televisiva del problema Covid.

Anzi, no, non ce la faccio a rinunciare a un così ghiotto piatto.

Basti pensare a quale miracoloso evento esso ha rappresentato per il giornalismo televisivo.

I giornalisti hanno potuto tirare un fiato di sollievo, utilizzando finalmente una sola notizia per l’intero svolgimento per telegiornale, e questo per ben due anni, con infiniti filmati sulle sale di rianimazione degli ospedali, e soprattutto i quotidiani report sulle cifre dei contagiati.

Prima di allora, gli eventi tragici come Avetrana e il portiere Pietrino Vanacore potevano essere bassamente usati al massimo per una mesata.

Adesso, con una notizia sola, due anni…

Quando sembrava che anche l’utenza più timorosa ne avesse abbastanza ecco spuntare un altro miracolo per i giornalisti: la guerra in Ucraina.

Ce ne sono state migliaia di guerre, per il pianeta, più o meno efferate, ma qui c’era da inzuppare il pane per impaurire il nostro utente medio televicivo.

Complice l’utilizzo di un attore consumato che appare addolorato tutte le sere, nella sua maglietta militare, tra marmi lucidi e colonne. Perché lui, il presidente, è in guerra… Lui…

Ma, tranquilli, anche qui ora c’è ampio spazio per filmati sui bambini che piangono e le rovine dei palazzi sfregiati dalle bombe: tutte immagini che richiamano, volontariamente, la possibilità che questo avvenga anche per noi, popolo italico innocente, ormai aduso agli orrori della guerra.

L’Afghanistan non era stato così appetibile per le nostre televisioni, troppo lontano, poco attirante.

Così pure per gli altri nefasti eventi e orrori di guerra dell’intero pianeta, da millenni intenti a scorticarsi e a sbudellarsi in guerre civili, di invasione, di religione.

Ma torniamo a cose più leggere:

Nella puntata del podcast di Fedez e Luis Sal con ospite Emanuel Cosmin Stoica, il “cantante “ Fedez pronuncia la frase “disabili donne che vogliono essere scopate”.

Parole che hanno generato polemiche e portato a una lettera scritta da alcune attiviste in tema di disabilità che chiede ai tre una presa di posizione.

Reazioni anche dalla politica, “parole schifose” scrive l’ex ministra Teresa Bellanova.

Fedez (trasmissione completa): https://www.nextquotidiano.it/cosa-ha-detto-fedez-su-disabili-web-indignato/

Può, tutto ciò, farci capire che siamo arrivati in fondo al tunnel dell’orrore?
Non credo e stavolta mi sa che non mi sbaglio…

Federico Capranica

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