Riportiamo di seguito un estratto dell’ articolo di Paola Severini Melograni uscito su Il Mondo Nuovo.
Sappiamo ormai tutti che l’Italia è il Paese più anziano d’Europa, il secondo Paese più
anziano del mondo ma che si sta avviando a diventare il primo.
Quello che invece non ricordiamo abbastanza è che l’Italia è il Paese più disabile del mondo
e lo è perché la Sanità Pubblica, l’unica sanità totalmente gratuita e con un livello di
prestazioni assolutamente eccezionali (anche se in questi ultimi anni il suo primato ha subito
dei colpi durissimi) resta un’eccellenza del nostro Paese, un motivo di assoluto orgoglio, un
welfare unico al mondo.
Le persone con disabilità infatti non muoiono più nei primi anni di vita. Un esempio ce lo
forniscono coloro che nascono con la Trisomia 21, più comunemente conosciuta come
Sindrome di Down. Nascono cardiopatici, con tutta una serie di problemi fisici, vengono
operati praticamente alla nascita e oggi hanno un’aspettativa di vita molto maggiore che nel
passato.
Questo vuol dire che 3.1 milioni di persone con disabilità, che corrispondono esattamente al
5,2% della popolazione, vivranno moltissimo e queste vanno ad aggiungersi al numero di
anziani che, in modo esponenziale, sta aumentando, il grande problema che si prospetta al
mondo della politica che dovrebbe governare questa evoluzione.
La percentuale delle persone italiane con disabilità è più a rischio di povertà delle altre.
Perchè? Pensiamo semplicemente a una famiglia composta da padre, madre, due figli –
immaginiamo che uno sia disabile – e ci siano nonni molto anziani a rischio malattie
neurodegenerative come l’Alzheimer o il Parkinson. Senza alcun dubbio uno dei due
genitori, lavoratori, normodotati, sani dovrà lasciare il posto di lavoro. Questo creerà
immediatamente un meccanismo che porterà la famiglia a condizioni economiche di disagio.
Infatti la percentuale di persone con disabilità a rischio di povertà o esclusione sociale – che
è comunque correlata alla povertà – era, ancora nel 2020 in Italia, il 20,5%. Ora questo
numero è sicuramente aumentato. Possiamo dire che le persone con disabilità sono a
rischio povertà e di esclusione sociale essendo i due fattori correlati.
Che cosa si può fare? C’è un enorme movimento di grandissima tendenza a livello
mondiale, quello che gli inglesi chiamano empowerment. L’empowerment riguarda le
potenzialità d’indipendenza e di avviamento a un percorso di leadership delle persone con
disabilità.
Noi sappiamo ormai che una persona con disabilità può essere indipendente mentre fino a
una trentina di anni fa era dipendente per tutta la vita.
Una persona con disabilità è disabile prima di tutto a causa di un ambiente che la disabilita.
C’è stato un grande personaggio, cieco, si chiamava Ron Chandran-Dudley, era nato a
Singapore ma ha vissuto negli Stati Uniti e che è morto nel 2015. Ron ha vissuto lottando
costantemente per l’empowerment delle persone con disabilità e ha coniato uno slogan
straordinario che riguarda proprio questo tema: “Niente su di noi, senza di noi”. Ebbene,
ormai la comunità, non soltanto italiana ma mondiale, accetta e riconosce l’autonomia e il
diritto alla stessa da parte delle persone con disabilità.
In pratica il mondo ha compreso, essendo, quella delle persone con disabilità, “la più grande nazione del mondo”, che deve riconoscere a queste persone, i diritti umani e deve eliminare le discriminazioni. […]
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