Il MEIS (Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah) promuove una campagna fondi con l'obiettivo di offrire gratuitamente a 1000 studenti di tutte le scuole italiane di ogni ordine e grado l'ingresso al museo e la partecipazione a un laboratorio didattico a scelta fra 5 del catalogo. I percorsi formativi che le scuole potranno seguire sono incentrati sui cinque valori cardine del museo, ad ognuno di essi è associato uno dei 5 laboratori inclusi nell'offerta: convivenza ("Il mio vicino"), conoscenza ("Giocando con le feste"), memoria ("La legge non è uguale per tutti"), cultura ("Il giardino dei semplici"), scoperta ("Mangio dunque sono"). Per maggiori informazioni: https://meis.museum/la-fondazione/sostieni/5×1000/
Ricordo le mie visite al Museo della Liberazione di via Tasso a Roma con gran freschezza. Io, che ho ricordi solitamente molto confusi e sfocati della mia infanzia, ricordo con gran precisione la prima visita effettuata alle elementare e la seconda svolta invece nel periodo del Liceo, accompagnati dal professore di Storia e Filosofia.
Ricordo il signore anziano, con lo sguardo triste, ma pieno di speranza e gioia nel vedere un mucchio di ragazzini inconsapevoli di quello che era stato quel luogo e di quello che avrebbero visitato di lì a poco. Ricordo il modo in cui sono salito al secondo piano, quello delle "stanze" di reclusione. Ricordo come il mio temperato, il solito del burlone della classe, quello sempre pronto a fare una battuta per far ridere il resto della classe, si fosse invece improvvisamente calmato, imbevuto di una sorta di senso di pesantezza mischiato invece al rispetto e, aspetto più sorprendente per il me dell'epoca come per il me attuale, al silenzio. Ricordo il senso di incredulità rispetto alle dimensioni delle celle in cui erano rinchiusi i prigionieri ebrei e pensavo a quanto il loro senso di prigionia dovesse esser non solo fisico, ma anche spirituale. Chissà come ci si deve sentire a non sapere il motivo per il quale si è prigionieri o, meglio, a saperlo ma senza riuscire a dargli un senso logico, senza riuscire a trovare una colpa effettiva. Ricordo la scoperta dell'importanza della memoria, per se stessi e per gli altri. Il segno, il solco dei cucchiai, delle unghie, delle posate inciso nelle mure. Il conteggio dei giorni. Le parole ai propri amati. E ricordo il gran paradosso di voler rimanere lì, per accumulare memorie di questo posto disumano eppure così umano, così lontano ma così vicino, mischiato allo stesso tempo al desiderio di volermene andare, per lasciare indietro l'orrore e la miseria della perfidia umana. Lo stesso identico paradosso che mi è rimasto impresso qualche anno dopo, quando tornai insieme con i miei compagni di liceo, ma questa volta pronto, preparato, ma non fino in fondo, perché non si può esser mai preparati a qualcosa che l'umanità non avrebbe mai dovuto conoscere, ma che oggi è giusto conoscere e far conoscere. Ed è per questo che iniziative come quelle del MEIS sono fondamentali per formare le coscienze attuali e future e per tenere sempre costante il desiderio e il bisogno di memoria.
VALERIO D'ANGELI
