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lunedì, 12 Ottobre, 2026

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La prefazione scritta da Ugo De vita al nuovo libro di Vincenzo Arnone

Le poesie di Vincenzo Arnone rappresentano la voce profonda e personale di un autore nella sua duplice veste di scrittore e di sacerdote. Se nella prosa e nel teatro egli analizza la vita con toni discorsivi o drammatici, nella poesia distilla l’esperienza umana in versi lucidamente essenziali. In questa raccolta, oltre a echi biblici, si coglie la lezione di tanta poesia novecentesca, da Montale a Luzi, rivisitata in una galleria di volti e frammenti di vita dove i versi si fanno memoria, confidenza e rifugio. Le quattro sezioni – Narrazioni, Luoghi, Ritratti, Ballate – raccontano il dramma e l’anelito dell’uomo verso dimensioni spiritualmente più alte. Una poesia che non consola, ma dona speranza di salvezza.

Tentazione “di poema”, la raccolta poetica Narrazioni di Vincenzo Arnone è espressione di un sistema ritmico metrico in filigrana, ricercato e colto. Memoria del genere letterario della “ visione”, è questa di Arnone da Dante a Blake, al Caproni delle Stanze della funicolare. Con il tema novecentesco del paesaggio, in cui ombra e luce al ricordo confondono, e la nitidezza della memoria tuttavia evoca incontri e luoghi, come nella lirica, che è mirabile incipit della silloge in cui si animano e tornano in Lungarno Ferrucci, accanto all’autore, Orazio Costa e Mario Luzi. Una passeggiata, questa di Arnone, che riporta a “ loci” virgiliani e danteschi e si perpetua in itinere. E allora noi abbacinati dalle luci dell’alba dal borgo e dalla città, siamo innanzi a volti rugosi fini alle saline di Salina e il passato e il villaggio si mescolano a visioni recenti con la Chiesa dell’Autostrada e ancora la bella Fiorenza di tabernacoli e mercati. Magnifica appare Firenze, e di raccolta bellezza, di quel “sempre” che va cercato in luogo dantenascita, qui la parola poetica di Arnone si declina a mirabili figure di senso e compie miracolo e il “ podestà fanciullo”, apre lo spirito allo scherzo, facendo pensare ai versi modernissimi di Zeichen. Credo si possa dire che questa voce di sacerdote e poeta sia “canto del credente” senza più dubbio sulla futura sorte, oscillante favilla nel disfacimento del nostro quotidiano. Non aggrappandosi ad alcuna consolatio, vibrando al verso Arnone consegna la visone come “ferita dell’anima”, più che occhio non rinunciando alla speranza, poiché come ci sussurra, non è mai l’ora, in preda alla paura, di “chiudere” il nostro cuore.

Di Ugo De Vita

 

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