16.1 C
Roma
mercoledì, 14 Ottobre, 2026

fondato e diretto da Paola Severini Melograni

Verso il 25 aprile. Per Giorgia Meloni un’occasione di chiarezza. Un intervento di Paola Severini Melograni

Su Avvenire di oggi una riflessione della direttrice di Angelipress Paola Severini Melograni. Al link potete leggere il pezzo su Avvenire mentre qui di seguito potete leggerlo in una versione estesa.

Questa Festa della Liberazione dal fascismo e dalla guerra è diversa da quelle passate. Può ma non deve riproporre la spaccatura del Dopoguerra. Scegliere tocca al governo a guida di destra

Caro direttore, dopodomani negli “speciali” di Radio Rai Gr Parlamento ospiterò, insieme al tuo contributo e molte altre voci che provengono da esperienze politiche differenti, anche l’ex Segretario di Alleanza Nazionale Gianfranco Fini. Lo faccio convintamente, da italiana, figlia di un medico davvero buono e perbene che ha avuto in tasca solo la tessera dell’allora MSI e nipote di un uomo altrettanto onesto che ha “soggiornato” anni nelle carceri mussoliniane. Credo, da cattolica democratica e da giornalista con almeno un po’ di memoria, che sia stato un errore dimenticare i punti cardine della cosiddetta “svolta di Fiuggi”, ossia la trasformazione dell’allora Movimento Sociale-Destra Nazionale in Alleanza Nazionale il 27 gennaio del 1995, che poi confluì nel Polo delle Libertà. L’anno seguente ci furono le elezioni (che vide la coalizione perdente e all’opposizione per tutta la legislatura) e colui che sarebbe diventato mio marito, Piero Melograni, fu eletto come indipendente alla Camera nelle file di Forza Italia.

Melograni, vent’anni prima, aveva scritto per Laterza un libro intervista ad uno dei padri della sinistra italiana, Giorgio Amendola, intitolato appunto “Intervista sull’antifascismo”, dove Amendola compì una analisi originale e forse anche spregiudicata dell’antifascismo, per coglierne al di là e nonostante gli enormi meriti storici, anche i limiti politici e culturali. Amendola scelse Melograni come intervistatore a causa della scelta operata dallo storico nel 1956, in occasione dell’invasione sovietica dell’Ungheria, di lasciare l’allora partito comunista italiano nel quale militava, insieme a 101 altri suoi compagni. Insomma, gli disse che preferiva lui ai comunisti militanti perché lo riteneva più equilibrato. Dopo altri vent’anni (si procede in questa vicenda politica che riguarda il nostro Paese, venti dopo venti) ecco la cosiddetta “svolta” che avrebbe voluto indirizzare la maggior parte della destra italiana verso una destra conservatrice ed europeista. Fu allora la logica e intelligente evoluzione di una parte politica che voleva superare il corporativismo, l’antiamericanismo, valorizzare la modernità e rifiutare qualsiasi antisemitismo. In questa operazione di grande cambiamento, Fini fu accompagnato da personalità culturali di livello, come Melograni stesso, Colletti, Pera, e parte del mondo radicale e libertario, come Taradash.

Anche il mondo cattolico guardava con interesse e speranza a questa evoluzione e ancor più quello ebraico italiano e internazionale. Questo 25 aprile può rappresentare un discrimine positivo dove il governo di Giorgia Meloni e soprattutto il partito più votato d’Italia ha la grande occasione per affermare con forza che “la destra politica non è figlia del fascismo. I valori della destra preesistono al fascismo, lo hanno attraversato e ad esso sono sopravvissuti, e che l’antifascismo fu un momento storicamente essenziale per il ritorno dei valori democratici” sono parole tratte sempre dalle tesi di quel congresso. Cito dall’intervista ad Amendola (partigiano e figlio di un liberale morto a causa delle percosse dei fascisti, non dimentichiamolo) la domanda di Melograni” l’antifascismo di oggi è in gran parte un antifascismo di giovani che non hanno avuto esperienza diretta del regime mussoliniano. Ci sono dei luoghi comuni, delle deformazioni, delle immagini retoriche in questo antifascismo molto diffuso oppure no?” e Amendola “E’ un fatto positivo che oggi la società italiana sia permeata largamente di antifascismo, questo è la conseguenza di un trentennio di vita repubblicana e delle lotte che lo hanno animato… Detto ciò occorre aggiungere che questa coscienza politica è scarsamente illuminata da una chiara conoscenza di cosa sia stato effettivamente il fascismo e di cosa sia stato l’antifascismo….”e Melograni”…non credi che nel linguaggio politico attuale vi sia un abuso del termine ‘fascista’?” Amendola” senz’altro.

Tutto quello che è a destra diventa fascista. Io non mi stanco di dire, in ogni occasione, che conservatore, reazionario, autoritario…fascista sono termini che corrispondono a diverse realtà. Quindi non approvo certe equiparazioni generiche e superficiali. Bisogna abituare le giovani generazioni all’arte della distinzione.” domanda” il fascismo incarnò la violenza e l’intolleranza delle moderne società di massa. Non esiste oggi un rischio per tutte le forze politiche di interpretare le vocazioni totalitarie della società contemporanea?” risposta “Ritengo che oggi c’è un antidoto ai pericoli di burocratizzazione, di autoritarismo dei grandi movimenti di massa; ed è la partecipazione. È qui che ritroviamo una delle più preziose eredità della Resistenza. In fondo la Resistenza ha creato organismi di autogoverno, i Cln di base, i comitati per la terra, i consigli di gestione. Oggi noi vediamo la fioritura di un tipo di democrazia diretta, in cui il cittadino è chiamato a intervenire sulle questioni che lo interessano, non con il votare una delega ma partecipando…”Questo dialogo si svolgeva quasi cinquant’anni fa, alla vigilia di un 1977 di sangue, dove le Brigate Rosse, nel nome di un antifascismo (da loro interpretato) uccisero più di ottanta persone e contribuirono insieme all’eversione di destra a precipitare l’Italia negli “anni di piombo”(4500 attentati da una parte e dall’altra).Mezzo secolo è passato e troviamo al governo coloro che vogliono definirsi protagonisti di una destra moderna e garantista, torno quindi alle parole di Amendola che risponde all’ultima domanda di Melograni sull’eventualità di una “eredità del fascismo” e riceve da Amendola questa valutazione: “La società italiana d’oggi non penso che non erediti nulla. Penso però che gli italiani sono cambiati. Non sono cambiati tutti e non tutti nel modo migliore. Ma sono molto cambiati. Certo la vecchia eredità persiste e ne vedo una manifestazione nella gara degli egoismi corporativi. Ma credo che la responsabilità di questa gara di egoismi corporativi stia nella mancanza di una educazione morale. Di un esempio. “Ho citato dalle parole di questi due giganti valutazioni che ci legano all’oggi e,  caro direttore, all’opera che tu hai compiuto, quotidianamente, con passione e testardaggine attraverso questo giornale e che, perdonami l’auto-citazione, ho compiuto anche io attraverso il palcoscenico che la radio e la televisione mi hanno consentito: per esempio non esiste più infatti, nell’immaginario collettivo, nemmeno lontanamente! L’idea fascista di “mens sana in corpore sano” e con O anche No, il format sulla disabilità positiva che conduco da più di tre anni, mi sembra di averlo ampiamente dimostrato. Oggi, a distanza di mezzo secolo dalle analisi di un grande uomo di sinistra e a ventotto anni dalle scelte riformiste di una destra che era decisa a cambiare, dobbiamo fare i conti con l’eredità dell’impero sovietico incarnata da Putin e con i rigurgiti di ingestibili nazionalismi, ci prepariamo ad affrontare un anniversario fondante della nostra Repubblica rischiando di avere un Italia spaccata a metà, come nell’immediato dopoguerra. Non possiamo e non dobbiamo permetterlo. Ma tocca al governo in carica scegliere come condurre la vicenda e dare così prova della sua maturità.

Paola Severini Melograni
direttore dell’agenzia angelipress.com

ARTICOLI CORRELATI

CATEGORIE

ULTIMI ARTICOLI