Alice Wong, attivista statunitense nata da una famiglia di immigrati asiatici e punto di riferimento mondiale nella difesa dei diritti delle persone con disabilità, è scomparsa a 51 anni a San Francisco. La notizia è stata diffusa dalla figlia Abby Yim, che ha condiviso un messaggio postumo scritto dalla stessa Wong: parole lucide e potenti, destinate a restare come suo ultimo lascito.
Colpita fin da bambina da una malattia neuromuscolare, Wong aveva trasformato la propria esperienza di discriminazione e bullismo in una forza trascinante. Grazie alla guida di un’insegnante, riuscì a convogliare la rabbia e il dolore in un impegno civile senza tregua, diventando negli anni una delle voci più autorevoli del movimento disability rights.
Dopo un master in Sociologia medica, nel 2014 fondò il Disability Visibility Project, una piattaforma innovativa pensata per raccogliere, valorizzare e diffondere storie, testimonianze e cultura prodotte da persone con disabilità. Inizialmente nato per celebrare il 25° anniversario dell’Americans with Disabilities Act, il progetto divenne presto un punto di riferimento nazionale, con centinaia di racconti archiviati presso la Biblioteca del Congresso.
Autrice prolifica, Wong ha pubblicato numerosi libri, tra cui il memoir Year of the Tiger: An Activist’s Life, e stava lavorando a nuove opere al momento della scomparsa. Nel 2022 il Washington Post l’aveva inserita tra le personalità destinate a cambiare la società.
Determinata, creativa e infaticabile, Wong ha continuato a lottare fino all’ultimo, convinta che la visibilità fosse lo strumento più potente per abbattere barriere materiali e culturali. La sua eredità resta ora nelle comunità che ha sostenuto e ispirato per oltre un decennio.
La sua voce non si spegnerà: il suo lavoro continuerà a indicare la strada, per tutti.
