Oggi sono 35 anni dalla caduta del Muro e – nonostante la ricorrenza – come scrive Carlo Verdelli in un articolo sul Corriere della Sera intitolato Stiamo lasciando sola l’Ucraina, «sembrano tutti stanchi, gli ucraini di più. Le apparizioni di Volodymyr Zelensky in giro per il mondo delle democrazie, prima accolte con un calore che si estendeva a tutto un popolo stremato dall’assedio, sono via via diventate rituali e meste».
«Forse – prosegue Verdelli -basterà attendere ancora poco, il 20 gennaio, e con l’insediamento ufficiale di Trump alla Casa Bianca «le guerre finiranno in 24 ore», come da lui boriosamente promesso e incredibilmente interpretato da qualche anima bella come un auspicabile proposito pacificatore, o addirittura pacifista. […] L’unica certezza è che un qualche compromesso andrà trovato, perché la nuova America lo pretende e la vecchia Europa, in due anni e otto mesi, non ha mostrato né la forza né la capacità di imporne uno perseguibile».
In ricordo dell’abbattimento del Muro e del significato che ha avuto, vi ricordiamo il nostro lavoro con “Il giorno della libertà” per celebrare la ricorrenza istituita dal Governo italiano nel 2005. La regia è di Luca Verdone. Hanno preso parte parte alla trasmissione: Luciano Fontana, direttore del Corriere della Sera; Carlo Verdelli, direttore di Repubblica; Marco Tarquinio, direttore di Avvenire; il regista Pupi Avati; i giovani giornalisti di Radioimmaginaria; lo scrittore albanese Besnik Mustafaj e la Presidente dell’UCEI Noemi Di Segni. Con la partecipazione in video del Presidente della Germania Frank-Walter Steinmeier e le riflessioni dell’Ambasciatore della Germania in Italia, Viktor Elbling in apertura e chiusura.
