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domenica, 11 Ottobre, 2026

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Persone con disturbo dello spettro autistico e inclusione lavorativa

Lorenzo Cipolla, inviato di Interris.it, ha intervistato la dottoressa Cristina Panisi, esperta di disturbi dello spettro autistico, pediatra con dottorato di ricerca in psicologia, neuroscienze e statistica medica, referente scientifico dell’associazione Diesis di Milano per parlare della piena inclusione sociale e lavorativa delle persone nello spettro autistico.

Inclusione possibile, secondo la dottoressa, grazie alla creazione di modelli che coinvolgano non solo il mondo del lavoro ma anche a scuola, composto da percorsi in grado di accogliere le peculiarità individuali e che permettono di mettere a frutto le proprie competenze.

Inoltre, di altrettanta importanza è il superamento della stigmatizzazione sociale e degli stereotipi nei confronti delle persone neurodivergenti ancora fortemente radicati.

La dottoressa introduce il disturbo dello spettro autistico come “una condizione neurobiologica complessa, la cui diagnosi si basa sull’osservazione del comportamento. Tra le caratteristiche più significative per l’autismo si possono ricordare le peculiarità nella comunicazione e interazione sociale, la ripetitività di alcune attività (per esempio, movimenti, frasi e parole), la selettività nella scelta degli interessi, un profilo sensoriale differente rispetto alla media. Inoltre il funzionamento cognitivo può essere assai variabile […]. Considerata l’ampiezza dello spettro autistico, serve allora un modello di supporto fluido, che riesca contenere tutti ma allo stesso tempo sappia adattarsi alle esigenze del singolo e alla loro evoluzione, dal momento che si tratta di una condizione che persiste per tutta la vita. Non lasciare indietro nessuno non significa offrire a tutti un supporto con le medesime caratteristiche.”

E’ possibile ipotizzare che le persone autistiche in Italia siano “circa 600mila persone” e gli ultimi dati dell’Istituto superiore di Sanità “riferivano di un bambino su 77 […]”.

L’inviato di Interris.it in aggiunta, chiede cosa sia una “diagnosi tardiva” e quali effetti negativi potrebbe causare. La Dott.ssa Panisi risponde che “tardiva significa che la diagnosi arriva quando la ‘partita’ più importante per il neurosviluppo è già stata giocata” continuando, “il danno di una diagnosi tardiva non è da valutare solo in termini di apprendimento e produttività, ma anche sul piano della sofferenza di un’esistenza tra persone che non vedono – e quindi non rispettano – le caratteristiche che ho descritto prima”, lo stigma sulle persone autistiche infatti è ancora fortemente presente e, come se non bastasse, un ulteriore danno “lo fanno gli stereotipi e i falsi miti, che trasmettono l’immagine di condizioni estreme, attribuendo a tutte le persone autistiche da un lato una grave disabilità e improduttività, dall’altro una genialità formidabile e talenti eccezionali. Questa estremizzazione rende invisibile la gran parte delle persone nello spettro, con potenzialità e competenze – non geniali – che possono essere messe a frutto grazie a tempestivi percorsi educativi e abilitativi”.

Per questo motivo, afferma la dottoressa, è necessario creare modelli educativi adeguati a persone con un funzionamento neurologico differente a partire dalla scuola dell’infanzia che orienti lo studente verso il mercato del lavoro il più presto possibile, rendendo la transizione dalla scuola al mondo del lavoro un passaggio graduale, per farlo è importante che enti pubblici, privati e del terzo settore lavorino in sinergia e occorre favorire consapevolezza nelle istituzioni circa la delicatezza di questi passaggi.

Il percorso scolastico deve essere costruito in base alle caratteristiche e desideri delle singole persone, puntando a obiettivi realistici, per raggiungere competenze interessanti e spendibili nei diversi scenari lavorativi.

“Da un lato serve puntare al miglioramento qualitativo del percorso formativo, dall’altro occorre aiutare le imprese a riconoscere nelle persone autistiche un’interessante potenzialità produttiva” spiega la dottoressa per poi fare degli esempi:

#COLORIAMOLINVISIBILE e Autelier

“Il primo è un progetto di inclusione lavorativa rivolto a giovani con disturbi dello spettro autistico, proposto da Fondazione Adecco, in collaborazione con associazioni del terzo settore […] grazie a questo progetto, ad oggi una ventina di giovani seguiti dall’associazione Diesis ha ottenuto un contratto di lavoro. Il secondo progetto, Autelier – sogno di Diesis che sta per diventare realtà – punta a creare condizioni di lavoro protetto e continuativo nell’ambito dello sviluppo sostenibile. Si tratta dell’apertura di un outlet per la vendita di abbigliamento e accessori moda di brand di livello medio/alto” concludendo infine, “non solo si occuperanno della vendita, ma creeranno una realtà di alto valore culturale. Infatti l’outlet sarà l’occasione per far conoscere le tante facce dell’autismo, contribuendo a far sì che la partecipazione di tutti i tipi di mente possa diventare la regola nel mondo del lavoro, non l’eccezione”.


Fonte: https://www.interris.it/la-voce-degli-ultimi/persone-disturbo-spettro-autistico-inclusione-lavorativa-intervista-esperta-panisi/?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=giornaliera

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