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martedì, 13 Ottobre, 2026

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Abbandoniamo la logica del «si salvi (solo) chi può»

Riportiamo di seguito un estratto di articolo apparso su Avvenire di domenica 13 ottobre a firma di Don Andrea Bonsignori

In un periodo così difficile per il mondo, in cui conflitti e lotte intestine sembrano prendere sempre più piede, potrebbe ai più suonare strano un G7 dedicato alla inclusione e disabilità. Strano, perché alla fine, se ci pensiamo bene, quando monta l’emergenza gli ultimi vengono messi sempre un po’ da parte.

Cosa prevedono le norme antincendio? In caso di emergenza non utilizzare l’ascensore. Ma abbiamo mai immaginato di essere coloro che, magari non potendo deambulare, si trovano all’ultimo piano in attesa fiduciosa, speranzosa ma anche un po’ angosciata dei soccorsi? Ecco allora che il G7 inclusione e disabilità è un segnale forte di una società che, anche sotto questo aspetto, deve cambiare modo di ragionare.

Dunque, un G7 che prova a dare uno sguardo positivo sull’inclusione. Per questo una buona rappresentanza del mondo associativo, cooperativistico ed imprenditoriale, sociale sarà presente in modo attivo.

Si parlerà di inclusione come priorità nell’agenda di tutti i paesi, di accessibilità universale, di gestione e prevenzione delle emergenze, di vita indipendente e inclusione lavorativa, del diritto di tutti alla piena partecipazione della alla vita civile, sociale e politica, di intelligenza artificiale, di Sport e servizi per tutti.

Alla fine di questo meeting si arriverà alla firmai della “Carta di Solfagnano” che rappresenterà le 8 priorità sulle quali i paesi del G7 si impegnano per il futuro. Ma al di là di ciò che sarà firmato o meno, certamente il parlare per la prima volta di inclusione e disabilità solleva almeno la questione a livello globale, sperando che da dopo il 15 ottobre in poi almeno non sentiremo più dire «si salvi chi può» ma… «andiamo a salvare chi non può»!

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