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lunedì, 12 Ottobre, 2026

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I primi passi verso il cambiamento dell’immaginario sulla Sindrome di Down

James Martin, attore trentunenne con la sindrome di Down, sul palco insieme ai produttori Tom Berkeley and Ross White ha vinto la scorsa domenica l’oscar per An Irish Goodbye come miglior cortometraggio live action, nella quale ha interpretato uno dei protagonisti. 

Martina Fuga, responsabile della comunicazione di Coordown, il coordinamento di associazioni di persone con Sindrome di Down, ha dichiarato: «La notizia non può che farmi commuovere. Sono una mamma e in momenti come questi do un calcio alle mie paure e alle fatiche di mia figlia e le spingo chilometri lontano, insieme alle basse aspettative del mondo là fuori».

«Noi attivisti eravamo già saltati sulle sedie nel 2020 quando Zack Gottsagen, anche lui con la sindrome, era salito su quel palco per consegnare una statuetta, ma oggi c'è di più. Oggi James Martin quel premio lo ha ritirato. La notte scorsa per tutti i ragazzi e le ragazze con sindrome di Down e per le loro famiglie è successa una cosa straordinaria ed è il vedersi rappresentati. Vedere questo ragazzo sul quel palco, in un evento di tale portata, crea un immaginario nuovo» continua Fuga «Mi dà grande soddisfazione e da mamma anche coraggio, perché sappiamo tutti quanto ci sia bisogno di un immaginario diverso. È come se noi avessimo ancora un database di immagini sulla disabilità: l’eterno bambino, che ha bisogno di cure e compassione o di un altro che parli per lui. Lo “scatto” di ieri sera restituisce un’immagine diversa: una persona capace, talentuosa, che esprime in prima persona la sua identità. Ho letto che lui dopo il film ha ripreso il suo lavoro da Starbucks e anche questo è interessante. Che farà ora? Lo deciderà lui».

«Le immagini di ieri scardinano anche quella narrazione del successo, delle possibilità alla portata di tutti se ci si crede, dell’elogio di quelli che arrivano e che ce l’hanno fatta e che vogliono riscattare tutti gli altri, che è una cosa un po’ paternalista e che sminuisce il percorso di chi non ce la fa, perché sappiamo tutti che nella disabilità ognuno ha le sue potenzialità ma anche i suoi limiti», sottolinea Fuga. «James Martin era semplicemente lì con se stesso, il suo talento e la sua voglia di esprimere se stesso. L’Oscar lo vince uno su mille, non è che lui indichi una strada, ma è come ricordare a ciascuno che anche io, con le mie fatiche, posso dire quello che voglio, quello che penso, quello che sono. Questa è la grande potenza di quel palco».

A colpi di immagini insomma – film, di pubblicità, di presenze nei media – «si agisce sulla percezione, si sradicano pregiudizi e si educa lo sguardo. A colpi di immagini si andrà piano piano a cambiare la mentalità di chi guarda e si getteranno le basi per costruire una società davvero inclusiva. È una rivoluzione culturale molto lenta, ma che vale la pena fare», conclude Fuga.


https://www.vita.it/it/article/2023/03/13/un-oscar-che-cambia-limmaginario-sulla-sindrome-di-down/166098/

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