Nella connotazione comune, la Sindrome di Asperger viene spesso confusa con l’autismo di Kanner, nonostante siano due condizioni storicamente distinte.
L’autismo classico è caratterizzato dalla presenza della gran parte dei sintomi dello spettro autistico con un ritardo nel linguaggio (non parlano prima dei 3 anni di vita). Circa il 50% delle persone con un funzionamento autistico presenta ritardo mentale di intensità variabile e una maggiore presenza di stereotipie motorie e ripetizione di parole senza un significato apparente (ecolalia).
La “Sindrome di Asperger” (SA) si manifesta con un’intelligenza nella norma o superiore, ipersensibilità sensoriale, e interessi particolari e ripetitivi. Talvolta può essere più difficile riconoscere le caratteristiche rispetto all’autismo classico per la presenza di un maggior adattamento o una maggiore funzionalità. Tuttavia, possono manifestarsi comunque difficoltà nel comprendere la mente altrui, nell’espressione delle proprie emozioni in modo contestualizzato e socialmente appropriato.
Inoltre “Sindrome di Asperger” è un’espressione controversa per via dell’affiliazione al pediatra autriaco da cui prende nome e che la studiò negli anni ’40: Hans Asperger, medico che prese parte al programma di eugenetica nazista in un periodo storico in cui il compito principale di uno psichiatra era quello di classificare le persone come “geneticamente adatte” o “non adatte”. Hans Asperger sosteneva che, i bambini dalla parte favorevole dello spettro erano meritevoli di integrazione sociale, inviando invece allo Spiegelgrund di Vienna, quelli da lui considerati “gravemente autistici” nella quale venivano uccisi.
“Casualmente, negli stessi anni (il 1943) lo psichiatra statunitense Leo Kanner descrisse a Baltimora l’autismo infantile precoce. I due studiosi non ebbero contatti tra loro poiché vivevano in Nazioni diverse (il primo in Austria, il secondo negli Usa) durante la Seconda Guerra Mondiale. I due clinici usarono la parola ‘autismo’ per descrivere alcuni ragazzi e ragazze […] che avevano comportamenti sociali particolari […]” riferisce il dottor Giovanni Valeri, neuropsichiatra infantile e Responsabile dell’Unità Operativa Disturbi dello Spettro Autistico presso l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù (OPBG) di Roma in un’intervista a Milena Castigli di Interris.com.
Le caratteristiche prese sotto esame da Hans Asperger erano tre:
“La prima: i ragazzi osservati avevano delle particolarità a livello sociale, ma non erano necessariamente isolati. […] Il loro non è un problema di isolamento, ma di scarsa modulazione del comportamento sociale. La seconda caratteristica è che anche a livello comunicativo questi ragazzi avevano delle particolarità, benché fossero tutti verbali. Vale a dire, diversamente dai bambini con disturbo autistico, questi ragazzi avevano imparato a parlare nei tempi standard. Ma avevano comunque delle caratteristiche peculiari. Per esempio: avevano difficoltà nel comprendere il linguaggio simbolico e metaforico prediligendo la concretezza. Terzo elemento: presentavano interesse e attenzione indirizzate verso argomenti ristretti e limitati. Ad esempio, uno dei ragazzi seguiti da Asperger conosceva a memoria tutte le fermate del tram di Vienna” (si veda il rapporto completo dell'Istituto Superiore di Sanità per una descrizione più esaustiva).
A seguire Valeri racconta che “gli studi di Asperger, pubblicati in lingua tedesca, non vennero ripresi fino agli anni ’90 quando la sindrome che prende il suo nome entra nel DSM-IV dell’associazione psichiatrica americana (American Psychiatric Association – APA). Il DSM codifica le condizioni psichiatriche generalmente accettate e le linee guida per diagnosticare tali condizioni. Dal 1994 dunque esiste la possibilità di fare una diagnosi della sindrome di Asperger” ma “nel 2013, quando viene pubblicato DSM-5 si decide di riportare il disturbo di Asperger all’interno della più vasta categoria del ‘disturbo dello spettro autistico’ […]”.
Tale condizione era inserita nel DSM IV come sottocategoria dei Disturbi Pervasivi del Neurosviluppo, il termine, nonostante rimanga nel linguaggio clinico e comune, nella nuova versione del manuale viene sostituito da una nuova denominazione: Disturbo dello Spettro Autistico – livello 1 senza compromissione intellettiva e del linguaggio associata, non “etichettandosi” più come una categoria diagnostica a sé ma venendo inglobata nell'unica grande famiglia dei disturbi dello spettro dell'autismo.
"L'idea è quella di assicurarsi che gli individui siano descritti per i loro bisogni specifici anziché farli rientrare in ristrette categorie", ha scritto su Spectrum News Francesca Happé, professoressa di neuroscienze cognitive al King's College London.
Lo spettro autistico, nella sua interezza, è una sindrome complessa, presenta un insieme di caratteristiche che si manifestano in modo differente, in un ventaglio di sfumature che varia da persona a persona, soprattutto tra le persone di sesso maschile e femminile. La diagnosi avviene tramite una valutazione delle manifestazioni cliniche a livello comportamentale. Non esiste un esame neurologico specifico.
In generale i disturbi dello spettro autistico “sono caratterizzati dalla compromissione della comunicazione e dell’interazione sociale e dalla presenza di interessi e comportamenti ristretti e ripetitivi. Diversamente dagli altri disturbi, la sindrome di Asperger è però senza compromissione cognitiva e senza compromissione linguistica”, il dottore però desidera specificare che “ potrebbe sembrare una forma più leggera dell’autismo […] ma la sintomatologia della sindrome di Asperger interferisce nella quotidianità e può avere un’importante ricaduta sulla vita delle persone, anche senza compromissione cognitiva. Per tale motivo, è necessario cercare di comprendere le persone con tale specificità”.
Difatti, in uno studio condotto dal Telethon Kids Institute e dalla University of Western Australia su 2.000 persone nello spettro autistico, individui definiti "ad alto funzionamento" perché privi di disabilità intellettiva, si è osservato come possano però presentare difficoltà nel comportamento adattivo, vale a dire nei compiti quotidiani considerati automatici come lavarsi i denti, allacciarsi le scarpe o prendere un autobus.
Pertanto è stato dimostrato che l'espressione ad alto funzionamento, spesso associata all'Asperger, descrive un'apparente assenza di difficoltà, diventando pertanto un errato criterio per decidere chi è bisognoso di assistenza e chi no.
“Non abbiamo cifre specifiche per l’Asperger, ma sappiamo che in Italia un bambino su 77 presenta un disturbo dello spettro autistico. Tra questi, circa il 50% presenta autismo senza disabilità intellettiva. In quest’ultima categoria troviamo quelli che un tempo venivano definiti ‘Asperger’, riconoscibili principalmente dal fatto che non hanno avuto un ritardo intellettivo e del linguaggio” spiega Valeri per poi proseguire, “nel caso dell’autismo abbiamo possibilità di fare diagnosi tra i 2 e i 3 anni di età. Per l’Asperger, invece, la diagnosi avviene in genere tra i 6 e gli 8 anni, durante la scolarizzazione”, solitamente viene diagnosticata nella seconda parte dell’infanzia, con più probabilità quando le richieste della società eccedono le capacità personali ma non sono rari i casi di mancata diagnosi o di diagnosi tardiva che giunge quindi solo in età adulta .
Il dottor Valeri spiega che al Bambin Gesù seguono bambini da pochi anni fino alla maggiore età. In tutto, sono circa 400-500 all’anno, di cui 300 sono nuove diagnosi, circa il 50% con disabilità intellettiva associata e il 50% senza disabilità intellettiva associata.
Per aiutare bambini e adulti Asperger il dottore raccomanda “innanzitutto riconoscere che esiste questa caratteristica. Cercare di capire le caratteristiche che queste persone presentano. Inoltre, è necessario modulare l’ambiente intorno a loro in modo che sia comprensibile. Ad esempio, spesso hanno la tendenza alla iper o ipo sensorialità: i rumori che normalmente non danno particolarmente fastidio, possono essere estremamente fastidiosi per questi ragazzi. Per questo è necessario creare un ambiente nel quale le stimolazioni percettive siano controllate. Un altro modo per aiutarli è di esplicitare le regole molto chiaramente. Se cambierò una regola preparerò adeguatamente il ragazzo a questo cambiamento. In tal modo lo aiutiamo ad affrontare questo imprevisto. Le persone con Asperger hanno un modo diverso di reagire alle emozioni. Noi dobbiamo imparare a metterci nei loro panni. Imparare a guardare il mondo con i loro occhi li aiuterà ad integrarsi. E inoltre arricchirà anche noi”.
https://www.istitutobeck.com/autismo/sindrome-asperger-bambino-adulto-terapia?sm-p=1678935811
https://www.iss.it/salute-mentale1/-/asset_publisher/VCtz3nwVc7p8/content/la-sindrome-di-asperger
https://www.istitutobeck.com/beck-news/sindrome-di-asperger?sm-p=589669123
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/31215791/
https://www.psicologalauradalessandro.it/2016/08/29/autismo-sindrome-asperger/
