Dopo di Noi è il termine col quale i genitori di persone con disabilità indicano il periodo che segue la loro morte, ovvero quando non potranno più assistere personalmente il loro congiunto con disabilità. La domanda è: chi si prenderà cura di nostro figlio quando non ci saremo più, dopo di noi? Si tratta di una domanda angosciante e da diverso tempo le famiglie italiane chiedono alla politica, e non solo, di intervenire attivamente in modo da creare strumenti in grado di assicurare un futuro sereno e cure adeguate a tutte le persone con disabilità che non potranno più, ad un certo punto, contare su un supporto familiare.
La Corte dei Conti ha condotto un’analisi sull’applicazione della legge n. 112/2016, la legge, appunto, sul Durante e il Dopo di Noi, in relazione alle risorse spese da parte delle amministrazioni regionali e le misure volte al benessere, la piena inclusione sociale e l’autonomia delle persone con disabilità grave prive di sostegno familiare previste nel “Fondo Dopo di Noi”.
Tra il 2016 e il 2022 sono stati stanziati circa 466 milioni di euro per favorire a livello regionale l’autonomia e l’inclusione delle persone con disabilità grave e senza sostegno familiare. Il dato sconcertante è che solamente 240 milioni di euro sono stati effettivamente trasferiti alle Regioni, le quali non hanno rendicontato l’attribuzione effettiva delle risorse ai destinatari. Solamente sei Regioni risultano aver ricevuto tutte le somme complessivamente assegnate.
Sebbene durante la predisposizione della legge si fossero valutate in 100-150mila le persone che avrebbero potuto richiedere di accedere alle misure, solo 8.424 persone risultano aver effettivamente beneficiato delle prestazioni erogate e ciò “evidenzia un’applicazione della legge ancora molto limitata ed estremamente eterogenea”, così delibera la Corte dei Conti.
Valeria Zanatta
