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venerdì, 16 Ottobre, 2026

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Digitalizzazione: l’opportunità (spesso mancata) per favorire l’uguaglianza di genere

EIGE (Istituto Europeo per l’uguaglianza di genere)ha lanciato il suo Gender Equality Index 2022 durante il “Gender Equality Forum 2022” svoltosi il 24 e 25 ottobre a Bruxelles (e online). Questo sistema è un indice che monitora lo sviluppo della parità di genere nei paesi europei, confrontando vari parametri e dando votazioni da 1 a 100, dove 100 rappresenta il raggiungimento compiuto dell’obiettivo. 

Durante il forum ci sono state anche discussioni e workshop con esperti del settore per discutere del progresso nell’uguaglianza di genere. La maggior parte dei partecipanti ha preso l’impegno di definire i propri #3StepsForward per “costruire un’economia dove la parità di genere, la giustizia sociale e la prosperità vanno di pari passo”. 

I dati del rapporto dettagliato su come il digitale incide sull’uguaglianza di genere: “Uguaglianza di genere e digitalizzazione nell’Unione Europea”, dimostrano come la digitalizzazione sia una grande opportunità per favorire la parità di genere. 

IN ITALIA 

Nei settori tecnologici, l’Italia è agli ultimi posti in Europa per parità di genere, secondo i dati di Eurostat nel settore IT solo il 15,1% degli specialisti sono donne, questo dato si riflette nella quota femminile delle immatricolazioni alle lauree ICT che, secondo l’Osservatorio sulle Competenze Digitali, è sotto il 20% provocando un forte divario di genere nel settore ICT italiano. 
C'è bisogno di diminuire il gap di genere, promuovendo l’inclusione ed educare la società.
Un modo può essere quello di ideare iniziative di formazione tecnologica focalizzate sulle donne: training mirati sulle competenze tecnologiche utili nel mercato del lavoro e iniziative di mentoring su soft skill e leadership e realizzare campagne di informazione sulle maggiori opportunità di reddito per combattere il gap salariale, che nell’ambito digitale è più alto del divario salariale medio generale di quasi il 21%.
In seguito alla pandemia il mondo del lavoro ha subito una trasformazione che ha accelerato l’adozione delle nuove tecnologie, questo ha fatto peggiorare la situazione. Secondo uno studio condotto dal  McKinsey Global Institute, è previsto che entro il 2030, 107 milioni di donne perderanno il lavoro e più di 40 milioni dovranno cambiarlo.

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