La violenza contro le donne è un fenomeno trasversale: può assumere diverse forme: violenze fisiche, sessuali, psicologiche ed economiche e riguarda donne con gradi diversi d’età e di istruzione, italiane e straniere, lavoratrici e in cerca di lavoro
Istituto nazionale di statistica ha indagato sulla violenza economica, forma di sopruso spesso non considerata.
“L’impedimento di conoscere il reddito familiare, di avere una carta di credito o un bancomat, di usare il proprio denaro e il costante controllo su quanto e come si spende. Possono farvi riferimento, una serie di reati quali violazione degli obblighi di assistenza familiare, sottrazione all’obbligo della corresponsione dell’assegno divorzile, violazione degli obblighi di assistenza familiare, danneggiamento, appropriazione indebita, estorsione.” questa, è la definizione fornita dall'Istat.
A seguito della violenza economica, un rischio molto comune è che, le vittime sprovviste di un reddito sufficiente al proprio sostentamento o a quello dei propri figli, , un’abitazione, un lavoro dignitoso e dei servizi pubblici funzionanti, si trovino intrappolate nel dover vivere o, in alternativa, costrette a tornare, dagli stessi autori di violenza.
Quindi, è importante che le vittime possano superare la vulnerabilità socioeconomica, così da avere la possibilità e i mezzi per affrontare il proprio percorso di fuoriuscita dalla violenza in modo consapevole agendo sul reinserimento sociale e lavorativo.
L'impatto economico del lockdown sulle famiglie ha fatto nascere ed esacerbare ulteriori problemi economici o lavorativi. Molte donne hanno perso il lavoro, diventando quindi interamente dipendenti economicamente dal compagno maltrattante, inoltre, se prima avevano la possibilità di avere dei rapporti con persone esterne al nucleo familiare, l'isolamento forzato ha reciso i legami lasciandole sprovviste di supporti esterni.
Da una analisi dell'Istat tra marzo e giugno 2020 le chiamate all'Helpline Violenza e Stalking (“Il numero verde 1522 durante la pandemia”, agosto 2020) sono raddoppiate, da 6.956 nel 2019 a 15.280 chiamate nel 2020, e le segnalazioni via chat sono quintuplicate, da 417 nel 2019 a 2.666 nel 2020; mentre, è diminuito il numero di visite presso i centri antiviolenza (per la riduzione delle loro attività) e agli sportelli donna all'interno degli ospedali (sia per la paura del contagio sia perché troppo sovraccaricati dalla gestione dell'emergenza sanitaria).
Tra il 2015 e il 2020 l'Italia ha stanziato oltre 150 milioni per dare sostegno alle donne non autonome economicamente impegnate in un percorso di fuoriuscita dalla violenza.
Uno degli strumenti pensati per sostenere le donne è il reddito di libertà nazionale, istituito nel 2020 per rispondere ai bisogni economici imposti dal lockdown dovuto alla pandemia che comprende un fondo di 12 milioni.
Tra i requisiti di accesso per poterne usifruire c'è la residenza sul territorio italiano, un criterio, si legge nel rapporto di ActionAid, ritenuto discriminante “per le donne senza fissa dimora o straniere, ma anche per coloro che per motivi connessi alla violenza (per esempio il trasferimento in altro territorio) non possono presentare la domanda nel proprio Comune di residenza”.
Nel primo anno ne hanno beneficiato 600 donne a fronte delle 3.283 richieste presentate, in base ai dati dell’Inps e con questi fondi, prosegue il rapporto, si calcola possano accedervi 2.500 donne sulle circa 21mila all’anno che, secondo i dati Istat, ne avrebbero necessità: il fondo è quindi insufficiente a intercettare i bisogni di una platea di potenziali beneficiarie più ampia.
In occasione della pubblicazione del rapporto “Diritti in bilico” di Actionaid, Interris.it ha intervistato Rossella Silvestre, Programme officer nell’unità di politiche di genere e giustizia economica di ActionAid, che si è occupata del lavoro di ricerca e di redazione del report.
Nell'intervista ci spiega il focus del rapporto: “l’accesso ai diritti: oltre al processo di empowerment, vanno garantiti anche un’abitazione dopo l’uscita dalla casa rifugio, una vita e un lavoro dignitosi”, si parlerà anche del incidenza del reddito di libertà nazionale su questi elementi: “400 euro mensili non permettono di coprire i costi dell’affitto. Inoltre non è una misura strutturale e date le esigue risorse raggiunge una platea minore: ne beneficeranno 2.500 donne rispetto alle 21mila potenziali beneficiare di cui parla Istat” definendo inoltre quali sono i bisogni, le necessità e le difficoltà di una donna per uscire dal ciclo della violenza e per ricostruirsi la propria autonomia, delle differenze territoriali riscontrate durante l'indagine “Ce ne sono e sono importanti, ma non riguardano dicotomia Nord-Sud bensì quella tra città e provincia” e degli altri strumenti strumenti messi in campo per supportare le donne che escono dalla violenza.
La programme officer conclude infine dicendo che: “è necessario implementare gli strumenti che sono già a disposizione e facilitarne l’accesso, perché adesso molto donne non possono farlo perché non possono produrre una dichiarazione Isee separata da quella dell’autore dei maltrattamenti”.
https://actionaid-it.imgix.net/uploads/2022/11/Diritti_in_Bilico_2022.pdf
https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2021/07/20/21A04402/sg
